DISTURBI ALIMENTARI: GUARDARSI ALLO SPECCHIO E NON VEDERSI

data di pubblicazione:

5 Agosto 2018

Si segnala un dossier ben realizzato dal quotidiano Repubblica sulle varie forme di Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA). Più che soffermarsi su ricerche e analisi, lo speciale approfondisce la questione delle cure, o meglio delle difficoltà che le persone con diagnosi di DCA affrontano per potersi curare. La distribuzione dei servizi e dei centri pubblici in grado di offrire cure adeguate al problema è molto diseguale in Italia, con regioni del tutto sprovviste di centri attrezzati. Per i minori, poi, la situazione è ancora più complicata, essendovi solo solo quattro strutture residenziali che accolgono pazienti minori di 14 anni su tutto il territorio italiano. “Questo punto rappresenta una criticità importante se pensiamo che negli ultimi anni l’età di esordio dei disturbi legati al comportamento alimentare si è abbassata notevolmente, ponendosi mediamente attorno ai 12-13 anni, con esordi anche in bambini di 8-9 anni. “Questo è un gravissimo problema”, torna a spiegare la dottoressa Dalla Ragione. “Gli ospedali pediatrici italiani, tra quali il Bambin Gesù di Roma, il Meyer di Firenze e l’Istituto Gaslini di Genova, hanno pochissimi posti letto dedicati a queste patologie e possono fare solo la parte del ricovero salvo-vita”. “Serve un percorso dedicato ai minori. Il che significa più personale, più spazi, più attività”. Inoltre sotto i 14 anni, il trattamento è molto più specializzato: “Sono pazienti più complicati di quelli adulti. A 11 anni c’è molta meno consapevolezza da parte del bambino. Non mangia, ma non ti dice il perché, ed è molto più difficile entrare in contatto”.

Sono comunque numerosi gli aspetti del DCA affrontati dall’articolo. Da alcune testimonianze di pazienti e di familiari al sommerso attorno a questa patologia, spesso sottovalutata o considerata una patologia psichiatrica, emergono tante domande collegate al DCA.

“I malati sono in costante aumento, ma si tratta di una malattia che vive ancora nel sommerso,” racconta Stefano Tavilla, presidente dell’Associazione Mi Nutro Di Vita e papà di Giulia, morta a 17 anni per bulimia. “In pochi si rendono conto dell’impatto reale di questa malattia. Di quante persone ne muoiano ogni giorno.” Nel 2016 le vittime furono 3.360, secondo i dati delle dimissioni ospedaliere. Ma sono cifre in difetto. “I decessi dovuti a disturbi alimentari si presentano spesso sotto altra specie, per lo più arresti cardiaci o suicidi, come è successo a mia figlia. Non è più ammissibile che altri figli muoiano quando potevano essere salvati.”

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