BULLISMO: QUANDO LA VITTIMA SI TRASFORMA IN CARNEFICE

data di pubblicazione:

29 Agosto 2016

BULLISMOCerti ragazzi sviluppano comportamenti aggressivi contro i loro carnefici per respingere altri tentativi di bullismo, ma a volte insorge quasi un tentativo di imitazione dei loro aguzzini e iniziano a compiere atti di prevaricazione contro altri coetanei.
Il bullo è chi mette in atto ripetute prevaricazioni, fisiche o psicologiche, verso chi è più debole. La vittima è chi invece subisce queste prepotenze. Due ruoli chiari e definiti, apparentemente. In realtà non è così: il bullismo è un fenomeno complesso dove le parti si possono anche confondere ed evolvere, nel tempo, l’una nell’altra.

Capita quindi che la vittima di soprusi gratuiti non resti sempre tale, ma sviluppi pian piano un’aggressività che la trasforma in bullo. A ribadire questa possibilità vi è anche un recente studio del Cohen Children’s Medical Center di New York, presentato al meeting delle Pediatric Academic Societies, che si è basato sui dati relativi a quasi 2.000 ragazzi tra i 10 e i 17 anni. Dalle informazioni raccolte è emerso un aumento del comportamento aggressivo tra chi era stato vittima di bullismo, sia di quello tradizionale sia del cosiddetto cyberbullismo, dove gli atti di prevaricazione vengono compiuti a mezzo sms o post sui social media.
Se poi il malcapitato ragazzino aveva avuto la sfortuna di subire entrambi i tipi di bullismo, la probabilità di diventare egli stesso un prepotente bullo era del 38 per cento, più del doppio rispetto a quella delle vittime del solo cyberbullismo e quasi dieci volte tanto quella dei succubi del bullismo classico.

Ecco quindi che la vittima, con l’andare del tempo, si trasforma e mette in atto attacchi fisici, violenze verbali e danni agli oggetti di proprietà di altre persone, innescando così una sorta di circolo vizioso. Non succede sempre, ma quando accade non si tratta solo di una reazione ai soprusi subiti. «Certi ragazzi sviluppano comportamenti aggressivi contro i loro carnefici per respingere altri tentativi di bullismo, ma a volte insorge quasi un tentativo di imitazione dei loro aguzzini e iniziano a compiere atti di prevaricazione contro altri coetanei in precedenza estranei a queste dinamiche», spiega Alexandra Hua, autrice dello studio.
Il perché questo accada è da tempo ampia materia di studio da parte di psicologi ed educatori. Ciò che sembra emergere dall’osservazione del fenomeno è la particolare psicologia di chi subisce tale trasformazione, più complessa e variegata rispetto a quella dei soli bulli o delle sole vittime. Una personalità più impulsiva, emotiva, insicura, che manca spesso di abilità sociali e capacità di “problem solving” e segnata spesso da disagi psicologici.
Se ci siano poi anche differenze biologiche o genetiche tra le vittime che tendono a restare tali e quelle che sviluppano una maggiore aggressività è tutto ancora da stabilire.

Di sicuro, dicono gli psicologi, ogni volta che non si riesce a prevenire il bullismo o a intervenire efficacemente nei casi di prevaricazione tra i ragazzi, concentrandosi più sui carnefici che sulle vittime, convinti che una volta gestito il bullo tutto si risolva, si rischia di spingere la vittima in un vicolo cieco: o si lascia sopraffare da ansia e depressione che possono sfociare nell’autolesionismo o imbocca la strada dell’aggressività, diventando bullo a sua volta.
A complicare il quadro ora c’è anche il cyberbullismo, un tipo di prevaricazione più subdola perché meno manifesta. Lontana dagli occhi di insegnanti e genitori serpeggia in rete o sui display dei telefonini, senza un’immediata possibilità di replica o difesa e capace di raggiungere incontrollata ampie platee. Diffamazioni, insulti, prese in giro circolano sempre più numerosi sul web e tramite sms, un fenomeno che sembra riguardare specialmente gli adolescenti più giovani e le ragazze e in cui, i dati mostrano, sembra essere ancora più facile lo scambio dei ruoli: da carnefice a vittima e anche viceversa.

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