Affidabilità dei test rapidi per la rilevazione del fentanil: uno studio

Alcuni psicofarmaci possono alterare gli esiti degli screening rapidi sulle urine

Lo studio dell'ISS afferma che un esito positivo ottenuto tramite screening rapido non costituisce una prova definitiva di assunzione di fentanyl e, in presenza di risultati inattesi, è obbligatorio procedere con analisi di laboratorio di conferma più specifiche e affidabili.

data di pubblicazione:

4 Novembre 2026

Un articolo sul sito di Repubblica riporta il problema dell’interferenza di alcuni farmaci nei test per la rilevazione del fentanyl. Questa interferenza è stata verificata da uno studio condotto dalle ricercatrici del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.
La questione è nata dall’osservazione che alcune terapie farmacologiche prescritte, in particolare psicofarmaci, possono alterare gli esiti degli screening rapidi sulle urine.
Il problema è emerso inizialmente nei servizi di salute mentale, dove diversi pazienti in cura per altre patologie risultavano positivi all’oppioide nei test rapidi. Tuttavia, le successive verifiche di controllo condotte con strumentazioni di laboratorio ad alta precisione smentivano completamente la presenza di fentanyl.
Esaminando i campioni interessati, le ricercatrici vi hanno individuato la costante presenza di due principi attivi: il risperidone (utilizzato nel trattamento di disturbi psichiatrici) e l’acido valproico (impiegato per l’epilessia e i disturbi dell’umore).
Per chiarire il ruolo di questi farmaci e definire scientificamente l’accuratezza dei test, nell’ambito dello studio è stato ideato un esperimento controllato di laboratorio. Le ricercatrici hanno aggiunto le due sostanze, separatamente e in combinazione, a campioni di urina inizialmente privi di qualsiasi elemento.
I risultati dell’esperimento hanno chiarito la dinamica dell’errore:
  • Il risperidone, sia da solo sia associato all’acido valproico, era il solo responsabile della falsa positività, scatenando il fenomeno della cross-reattività (il test confonde la struttura dello psicofarmaco con quella del fentanyl).
  • L’acido valproico, quando presente da solo nei campioni, non generava alcuna interferenza.
  • Il fenomeno si manifestava a concentrazioni di risperidone perfettamente compatibili con i livelli terapeutici normalmente presenti nelle urine dei pazienti in cura.
Attraverso questo percorso sperimentale, l’ISS ha ridefinito la gestione e la validazione dei test: un esito positivo ottenuto tramite screening rapido non costituisce una prova definitiva di assunzione di fentanyl e, in presenza di risultati inattesi, è obbligatorio procedere con analisi di laboratorio di conferma più specifiche e affidabili.
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