Le Fiji proclamano lo stato di emergenza nazionale per l’HIV

A essere colpiti in modo sproporzionato sono gli indigeni iTaukei, che rappresentano il 94% delle nuove diagnosi pur costituendo il 57% degli abitanti

L'epidemia ha ormai superato i gruppi iniziali più a rischio, diffondendosi nella popolazione generale. A essere colpiti in modo sproporzionato sono gli indigeni iTaukei (rappresentano il 94% delle nuove diagnosi pur costituendo il 57% degli abitanti) e la fascia giovanile tra i 20 e i 34 anni (66%). Inoltre, la prevalenza nelle cliniche prenatali supera il 2%, con un tasso di trasmissione verticale del 18%.

data di pubblicazione:

30 Ottobre 2026

Ormai da più di un anno la situazione nelle isole Fiji era diventata critica, così il 15 settembre il Ministro della Salute Atonio Lalabalavu ha deciso di proclamare lo stato di emergenza nazionale per l’HIV in risposta a una delle epidemie a più rapida crescita al mondo.
L’origine della crisi è strettamente collegata alla posizione geografica delle Fiji lungo le rotte di transito del narcotraffico tra i produttori di metanfetamina (Asia orientale e Americhe) e i mercati di destinazione in Australia e Nuova Zelanda.
I blocchi commerciali causati dalla pandemia di COVID-19 hanno trattenuto ingenti quantità di stupefacenti nel Paese, provocando un’impennata del consumo interno per via iniettiva. La condivisione di aghi e pratiche non sicure ha alimentato i contagi: tra i casi con modalità nota, il 42% è dovuto all’uso di droghe iniettabili e circa il 50% alla trasmissione sessuale.
A questo fattore scatenante si sono aggiunti anni di sottovalutazione dell’infezione, scarsa consapevolezza pubblica, forte stigma sociale e l’assenza storica di un programma legale di distribuzione di aghi e siringhe sterili.
Come si sta sviluppando l’epidemia
Dopo una lunga fase di stabilità fino al 2022, i contagi sono aumentati vertiginosamente: nel 2025 le nuove diagnosi sono state 2.016 (+27% rispetto al 2024), portando le persone sieropositive stimate a circa 9.100.
L’epidemia ha ormai superato i gruppi iniziali più a rischio, diffondendosi nella popolazione generale. A essere colpiti in modo sproporzionato sono gli indigeni iTaukei (rappresentano il 94% delle nuove diagnosi pur costituendo il 57% degli abitanti) e la fascia giovanile tra i 20 e i 34 anni (66%). Inoltre, la prevalenza nelle cliniche prenatali supera il 2%, con un tasso di trasmissione verticale del 18%.
La gestione sanitaria resta critica: appena il 39% delle persone con HIV conosce il proprio stato e solo il 22% è in terapia, frenato da timori per la privacy, carenza di personale, test e farmaci antiretrovirali. Sebbene il governo abbia recentemente legalizzato la distribuzione di siringhe e introdotto misure di riduzione del danno, le autorità sanitarie stimano necessari dai 5 ai 10 anni per riportare l’emergenza sotto controllo
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