Adolescenza, gaming e piattaforme live streaming: un intreccio rischioso

Le maratone di streaming possono durare fino a 10–12 ore consecutive

Sul piano clinico, la sovrastimolazione sensoriale e l'abitudine a maratone di streaming prolungate (fino a 10–12 ore consecutive) alimentano la disregolazione emotiva, aumentano l'impulsività e riducono la tolleranza alla frustrazione, oltre a compromettere i ritmi circadiani e l'igiene del sonno.

data di pubblicazione:

20 Ottobre 2026

L’articolo di Simonetta Fraccaro, disponibile sul numero XIV 1/2026 di Alea Bullettin, analizza la crescente convergenza tra gaming e piattaforme di live streaming (come Twitch e YouTube Live), un fenomeno acceleratosi durante la pandemia da COVID-19.
Questa convergenza ha trasformato il consumo videoludico da fruizione individuale in un’esperienza interattiva, partecipata e continua, rivolta principalmente a un pubblico giovanile tra i 14 e i 24 anni.
L’esposizione continuativa a questo ecosistema digitale non rappresenta un semplice canale di intrattenimento, ma costituisce uno specifico ambiente relazionale e sensoriale in grado di amplificare le vulnerabilità psicofisiche e cliniche degli adolescenti.
Le dirette streaming operano da amplificatori del coinvolgimento tramite notifiche incessanti, interazione sincrona via chat e la costruzione di relazioni parasociali con gli streamer.
La forte identificazione con i creator e il loro ruolo promozionale favoriscono processi di emulazione, rinforzati da meccanismi di fidelizzazione che integrano dinamiche dell’azzardo, quali ricompense variabili, abbonamenti, donazioni (Bit) e scommesse in-game (Prediction).
Inoltre, la trasmissione di slotstream (dirette di gioco d’azzardo) altera la percezione probabilistica degli spettatori attraverso il bias di disponibilità e l’illusione di controllo, desensibilizzando i giovani al rischio economico e incentivando la sperimentazione del gambling.
Sul piano clinico, la sovrastimolazione sensoriale e l’abitudine a maratone di streaming prolungate (fino a 10–12 ore consecutive) alimentano la disregolazione emotiva, aumentano l’impulsività e riducono la tolleranza alla frustrazione, oltre a compromettere i ritmi circadiani e l’igiene del sonno.
Nei soggetti più vulnerabili, questi contesti possono esacerbare quadri di ritiro sociale (riconducibili anche al fenomeno hikikomori), difficoltà attentive e condotte compulsive, rendendo arduo il confronto con la realtà quotidiana offline, i cui feedback sono inevitabilmente più lenti.
Di fronte a tali dinamiche, l’intervento clinico ed educativo dei Servizi per le Dipendenze (SerD) non può ridursi alla mera regolazione del tempo trascorso davanti allo schermo. È invece necessario esplorare i significati dell’uso digitale — inclusi l’evitamento, la ricerca di appartenenza e la gestione degli stati emotivi — per promuovere l’alfabetizzazione emotiva e disvelare i meccanismi di ingaggio delle piattaforme.
La presa in carico deve orientarsi alla riduzione del danno e al recupero delle routine quotidiane (sonno, frequenza scolastica e relazioni familiari), collaborando con scuola e famiglia per interpretare lo streaming come un complesso ambiente psicosociale e rispondere efficacemente alla sofferenza giovanile.
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