Le politiche repressive sul consumo di sostanze non sono efficaci

Cambiano le sostanze, si abbassa l’età di chi le consuma e aumentano le situazioni di fragilità.

Il fenomeno appare in costante espansione e coinvolge un'utenza sempre più giovane. Nel 2025 le morti per overdose sono salite del 7,8% (249 decessi), con la cocaina responsabile del 33% dei decessi e del 32% dei ricoveri ospedalieri.

data di pubblicazione:

26 Settembre 2026

Un articolo sul sito dell’Espresso riporta bene la situazione attuale dei consumi di droghe in Italia e di come le politiche di contenimento messe in atto si dimostrino inefficaci .
I dati della Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026 evidenziano un consumo di droghe diffuso in ogni contesto sociale, professionale e geografico della penisola. Le sostanze lasciano tracce ovunque, certificate dal monitoraggio delle acque reflue e dell’aria: le analisi del PM10 collocano Roma al primo posto per concentrazione di cocaina nell’aria, seguita da Pescara e Firenze, mentre la cannabis si conferma la più gettonata.
Il fenomeno appare in costante espansione e coinvolge un’utenza sempre più giovane. Nel 2025 le morti per overdose sono salite del 7,8% (249 decessi), con la cocaina responsabile del 33% dei decessi e del 32% dei ricoveri ospedalieri.
Tra gli studenti under 18, ben 350 mila (il 23%) hanno consumato sostanze illegali nel 2025, quota che supera uno su quattro tra i ragazzi di 15-19 anni. Aumentano i consumi di cocaina, stimolanti, oppiacei e nuove sostanze psicoattive, a cui si affianca l’uso di psicofarmaci senza prescrizione da parte di oltre 470 mila studenti.
Di fronte a questa capillare diffusione, l’approccio prevalentemente punitivo e di ordine pubblico dimostra la propria sostanziale inefficacia.
Sebbene le forze dell’ordine abbiano sequestrato circa 55 tonnellate di stupefacenti, il mercato complessivo annuale oscilla tra 160 e 220 tonnellate, evidenziando come l’azione di contrasto non riesca a fermare i flussi commerciali.
Sul piano giudiziario e carcerario, l’impostazione repressiva provoca il sovraffollamento degli istituti senza ridurre l’abuso o il traffico. Più di un ingresso in carcere su quattro è legato alle leggi sulle droghe. A fine 2025 si registravano 21.562 detenuti per reati di stupefacenti (il 34% della popolazione carceraria totale, quasi il doppio della media europea) e oltre 20.700 persone con tossicodipendenza certificata.
Come evidenziato dal Libro Bianco sulle droghe, la repressione colpisce soprattutto consumatori e piccoli spacciatori. Nel frattempo, i circa 600 SerD rischiano di non reggere il peso di bisogni complessi e disuguaglianze regionali. Trattare la droga solo come questione di sequestri e arresti significa rincorrere una costante emergenza sociale ed educativa senza affrontarne le radici.
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