Psicofarmaci e disturbi del comportamento alimentare

Il loro utilizzo influisce sull'aumento del peso corporeo?

L'aumento di peso rappresenta un noto effetto collaterale legato ad alcuni psicofarmaci, la cui entità varia in base al principio attivo, al dosaggio e alla durata della terapia. Non tutti però agiscono allo stesso modo: alcuni hanno un effetto del tutto neutro sul peso e altri possono persino provocare una riduzione ponderale iniziale. 

data di pubblicazione:

21 Settembre 2026

Un articolo interessante sul sito del centro LILAC indaga, attraverso anche i risultati di diverse ricerche, l’effetto potenziale degli psicofarmaci sull’aumento del peso corporeo.

Il trattamento principale per i disturbi del comportamento alimentare è rappresentato dalla psicoterapia integrata che prevede un’équipe multidisciplinare, che in alcuni casi prevede anche la presenza dello psichiatra. I farmaci prescritti comprendono antidepressivi, antipsicotici, stabilizzatori dell’umore, ansiolitici e alcuni anticonvulsivanti, impiegati per trattare il disturbo stesso oppure specifiche condizioni di comorbilità. Tra le comorbilità più diffuse figurano la depressione, i disturbi d’ansia, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo bipolare, l’ADHD e diversi disturbi di personalità.
Tuttavia, l’aumento di peso rappresenta un noto effetto collaterale legato ad alcuni psicofarmaci, la cui entità varia in base al principio attivo, al dosaggio e alla durata della terapia. Non tutti infatti agiscono allo stesso modo: alcuni hanno un effetto del tutto neutro sul peso e altri possono persino provocare una riduzione ponderale iniziale. 
Gli psicofarmaci possono influenzare la massa corporea aumentando l’appetito, interferendo con i meccanismi cerebrali di sazietà e ricompensa o inducendo sedazione con conseguente riduzione dell’attività fisica spontanea.
Possono verificarsi anche alterazioni del metabolismo glucidico e della sensibilità insulinica, oppure il semplice ritorno del naturale appetito a seguito del miglioramento della sintomatologia depressiva.
Negli individui affetti da disturbi alimentari, il forte timore di ingrassare costituisce uno dei motivi principali che spingono a rifiutare la cura ancora prima di iniziarla. Questa paura porta spesso le persone a saltare le dosi, modificarle in modo autonomo o interrompere il trattamento senza avvisare il medico curante. Per contrastare le presunte variazioni corporee, i pazienti possono persino adottare rigide restrizioni alimentari o pericolose condotte compensatorie, interpretando ogni minimo cambiamento fisico come una minaccia.
Per evitare l’interruzione della cura, è indispensabile discutere apertamente dei possibili effetti collaterali sul peso prima di prescrivere la terapia. La scelta del medicinale deve valutare l’efficacia sul disturbo, il rischio metabolico, l’impatto sul comportamento alimentare, le comorbilità e le preferenze espresse dalla persona. I farmaci non devono mai essere considerati un mezzo ingannevole per imporre il recupero ponderale, ed è fondamentale che il paziente decida in modo libero e consapevole
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