I figli del lock-down

i bambini nati durante la pandemia di covid

Uno studio britannico prova a capire quali conseguenze possa aver avuto l'esperienza del lock-down sullo sviluppo dei bambini nati in quel periodo

data di pubblicazione:

23 Agosto 2026

Un articolo di Mohre mette luce sui bambini nati tra marzo e giugno del 2020, nel pieno della prima ondata della pandemia. I cosiddetti “figli del lockdown” hanno trascorso i primi mesi di vita in un ambiente profondamente diverso da quello delle generazioni precedenti, tra isolamento domestico, mascherine e riduzione delle occasioni di socialità. A distanza di quattro anni, uno studio britannico prova a capire quali conseguenze possa aver avuto quella particolare esperienza sul loro sviluppo.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Archives of Disease in Childhood e condotta da un gruppo di studiosi guidato da Nicola Botting della City St. George’s University di Londra, ha coinvolto oltre 200 bambini nati in Inghilterra durante il primo lockdown. I risultati mostrano alcune differenze rispetto agli standard precedenti alla pandemia, soprattutto nelle cosiddette funzioni esecutive: le capacità che permettono di mantenere l’attenzione, seguire istruzioni, pianificare le attività e controllare il proprio comportamento.

I bambini analizzati hanno ottenuto punteggi inferiori alle aspettative in alcune di queste abilità, nonostante le capacità di ragionamento non verbale risultassero buone. Le difficoltà potrebbero quindi emergere soprattutto nella concentrazione e nell’autoregolazione, aspetti particolarmente importanti nell’ambiente scolastico.

Il quadro, tuttavia, non è esclusivamente negativo. Alcune competenze linguistiche e cognitive sono risultate in linea o addirittura superiori alle norme pre-pandemiche. In particolare, il linguaggio ricettivo, cioè la capacità di comprendere le parole, ha mostrato risultati migliori del previsto. Più vulnerabile sembra invece essere il linguaggio espressivo, legato alla capacità di utilizzare le parole per descrivere oggetti e azioni.

I ricercatori invitano comunque alla prudenza: lo studio presenta alcuni limiti e non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto tra lockdown e difficoltà osservate. Non c’è quindi motivo per allarmarsi. Piuttosto, i risultati suggeriscono l’opportunità di rafforzare nelle scuole le attività dedicate alla concentrazione, all’autoregolazione e allo sviluppo del linguaggio, offrendo un sostegno diffuso a tutti i bambini che ne abbiano bisogno.

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