Droghe e giovani: un appello

Una parte del Terzo settore spinge per avere più prevenzione e meno repressione

Le associazioni contestano apertamente la retorica della "guerra alla droga" promossa dal governo, sostenendo che le campagne basate sulla paura e sulla disinformazione tendano a confondere deliberatamente l'uso occasionale con la dipendenza patologica.

data di pubblicazione:

8 Luglio 2026

In occasione della Giornata internazionale “Support! Don’t Punish” del 26 giugno 2026, una coalizione di quindici organizzazioni del Terzo settore ha lanciato un appello per trasformare radicalmente l’approccio istituzionale al consumo di sostanze tra i giovani.
Le associazioni contestano apertamente la retorica della “guerra alla droga” promossa dal governo, sostenendo che le campagne basate sulla paura e sulla disinformazione tendano a confondere deliberatamente l’uso occasionale con la dipendenza patologica.
Secondo la rete, questo clima allarmistico finisce per colpire ragazzi e ragazze in una fase della vita spesso caratterizzata da consumi sperimentali o non problematici, privandoli di strumenti reali di autotutela e sicurezza.
Il cuore della proposta si rivolge alle amministrazioni locali della rete ELIDE (Rete degli enti locali per una politica innovativa sulle droghe), suggerendo un modello di gestione urbana che abbandoni la logica della tolleranza zero a favore di una sicurezza fondata sulla conoscenza e sulla responsabilità.
Invece di limitarsi a imporre l’astinenza attraverso slogan come “dici no alla droga”, la rete propone un’educazione basata sulla realtà, capace di fornire informazioni corrette affinché i giovani possano compiere scelte informate e limitare i rischi per la propria salute.
Parallelamente, si chiede di stabilizzare interventi di riduzione del danno nei luoghi della vita notturna — come il drug checking per l’analisi delle sostanze e la creazione di spazi di chill out — trasformandoli da progetti precari a servizi strutturati del welfare urbano.
Un altro pilastro fondamentale di questa visione riguarda la gestione degli spazi pubblici: la rete invita a superare l’uso di strumenti repressivi come DASPO urbani e “zone rosse”, che hanno l’unico effetto di isolare i giovani e rendere più difficile l’intervento degli operatori sociali.
Al loro posto, si sollecita la creazione di aree destinate all’aggregazione autogestita, dove la sicurezza sia garantita dal dialogo e dalla mediazione piuttosto che dalla criminalizzazione. In questo processo, è ritenuto essenziale il coinvolgimento diretto dei giovani, che non devono più essere considerati semplici destinatari passivi di divieti, ma partecipanti attivi nella costruzione di politiche che riguardano le loro libertà e il loro benessere.
Infine, la rete promuove due battaglie normative di portata nazionale: l’abolizione delle sanzioni amministrative per l’uso personale e la regolazione legale della cannabis.
I dati citati dalle associazioni dimostrano il fallimento del sistema attuale: su migliaia di segnalazioni alle Prefetture, solo una minima parte sfocia in percorsi sociosanitari, mentre la stragrande maggioranza produce solo stigma e danni sociali.
Regolare la cannabis, che motiva il 97,1% delle segnalazioni riguardanti i minorenni, permetterebbe di sottrarre introiti enormi alla criminalità e di garantire controlli rigorosi sulla qualità delle sostanze, tutelando concretamente la salute delle nuove generazioni.
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