Il consumo di crack in una società in crisi di relazioni

Servono servizi a bassa soglia per la riduzione del danno che incontrino i consumatori

Alla base del fenomeno vi è una crisi delle relazioni e del dialogo, in particolare tra genitori e figli; la sostanza diventa quindi un sostituto della realtà, creando un mondo alternativo che isola l'individuo nel tentativo di sfuggire alla solitudine relazionale.

data di pubblicazione:

15 Maggio 2026

L’uso del crack in Italia sta vivendo una diffusione capillare, arrivando nel 2024 a far registrare un numero di decessi (80 casi) ormai equivalente a quello causato dall’eroina.
Questa emergenza è alimentata in particolare dal basso costo della sostanza e dalla sua estrema facilità di accesso, che le permette di raggiungere i consumatori direttamente a casa, trasformando molti quartieri in zone franche.
Secondo l’opinione di Biagio Sciortino, Portavoce Nazionale dell’INTERCEAR, intervistato sul sito Retisolidali, la dipendenza da crack deve essere considerata una vera e propria “malattia sociale” che nasce dal bisogno di colmare un vuoto e un disagio profondo. Per Sciortino alla base del fenomeno vi è una crisi delle relazioni e del dialogo, in particolare tra genitori e figli; la sostanza diventa quindi un sostituto della realtà, creando un mondo alternativo che isola l’individuo nel tentativo di sfuggire alla solitudine relazionale.
Oltre al crack, il panorama delle dipendenze è aggravato dal persistente abuso di alcol, che rimane un problema primario spesso legato a fragilità vissute all’interno del nucleo familiare.
Per contrastare questa crisi, è necessario superare la logica dell’inseguimento dell’ultima sostanza per investire in una prevenzione sistemica.
Questa deve partire già dalle scuole inferiori, lavorando sull’empatia e sulla percezione di sé, e tornare a coinvolgere la famiglia come presidio per intercettare precocemente i sintomi del malessere.
Strategicamente, occorre strutturare una “catena terapica” che unisca sinergicamente il settore pubblico e il Terzo settore accreditato. Gli interventi devono essere portati direttamente in strada attraverso unità mobili (camper) e servizi periferici a bassa soglia per la riduzione del danno.
Un problema critico è rappresentato dal “sommerso”: i dati ufficiali rispecchiano solo la punta di un iceberg, poiché spesso la presa in carico terapeutica avviene con un ritardo di 8-9 anni dall’inizio dell’uso. Poiché il crack causa danni fisici irreversibili in tempi molto più brevi rispetto ad altre droghe, è fondamentale che la rete dei servizi diventi più flessibile e tempestiva.
Infine, l’approccio futuro deve saper accogliere la ricaduta come parte del progetto terapeutico, evitando che il paziente si senta gravato dal peso del fallimento personale.
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