I professionisti in difficoltà: dipendenze in aumento

Ripartire dall'educazione

Ripartire dall'educazione

data di pubblicazione:

13 Aprile 2026

Arriva un campanello di allarme da una recente indagine dell’Istituto Europeo delle Dipendenze (IEuD) in merito ad una richiesta forte di supporto per la cura delle dipendenze da parte dei professionisti della materia.
La problematica emerge infatti da piscologi, psicoterapeuti e medici di base che si trovano ad affrontare la presa in carico di persone che soffrono di una o più dipendenze.
Le dipendenze ad oggi spaziano da quelle da sostanza o comportamentali, ma anche gioco d’azzardo, gaming, sesso, dipendenze affettive etc.
Le risorse e gli strumenti messi in campo non sono più sufficienti e chi lavora in questo ambito necessita un supporto reale. L’indagine in merito ha provato a identificare le difficoltà dei professionisti attraverso un questionario, sottoposto a 1.000 psicologi e psicoterapeuti di tutta Italia. 

Un articolo di Vita riporta i risultati: il 61% dei professionisti dichiara di incontrare pazienti con dipendenza molto spesso; il 25% occasionalmente; il 14% raramente. Nessuno dichiara di non averli mai incontrati. Eppure solo il 35% si sente completamente preparato per trattare questi casi. Non solo per gli psicoterapeuti ma anche per i medici di base sta diventando complesso fronteggiare questa realtà: ” i medici di medicina generale sono i primi a venire in contatto con i pazienti, ma la mancanza di formazione sul tema delle dipendenze e di chiari riferimenti specialistici a cui inviare eventualmente il paziente ne condizionano le possibilità di intervento.” 

Diventa urgente infatti investire sulla formazione e costruire reti di appoggio tra i diversi servizi e professionisti: medico di base, servizi specialistici, terapeuti anche privati, comunità terapeutiche.
Emanuele Bignamini, psichiatra e psicoterapeuta, referente scientifico dello IEuD, propone di ripartire dall’educazione. “Le dipendenze si strutturano nella parte sottocorticale del cervello, dove emergono le spinte emotive” spiega. “Queste vengono poi modulate dalla corteccia prefrontale – la parte più razionale – che però non genera motivazioni: le regola soltanto. Questo significa che, senza una educazione che rinforzi le capacità critiche e di autocontrollo, restiamo dipendenti dalle nostre emozioni. Perciò, tanto più una persona impara a riflettere criticamente e a non dare seguito alle spinte impulsive, tanto più sarà in grado di contenere anche le spinte che possono portare a dipendenza“.

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