Cosa succede in carcere alle persone LGBTQIA+?

l’invisibilità diventa il primo ostacolo per riconoscere diritti

Per le persone LGBTQIA+ esistono barriere strutturali quotidiane: dall'invisibilità alle difficoltà di accesso alla salute

data di pubblicazione:

14 Febbraio 2026

Quante sono le persone Lgbtqia+ detenute nelle carceri italiane?
Antigone cerca di fare luce su questa realtà in un report recentemente pubblicato nell’ambito del progetto finanziato dalla Commissione europea “Strengthening the rights of Lgbtiq detainees in the EU”.

Si tratta di un tema poco raccontato, per il quale mancano numeri, dove le testimonianze sono difficili da raccogliere e, di conseguenza, le politiche sono ancora parziali e spesso insufficienti. L’assenza dei dati rispetto al tema tuttavia non è neutra, scrive Andrea Oleandri, ma “rende le persone invisibili, e l’invisibilità diventa il primo ostacolo per riconoscere diritti, vulnerabilità, bisogni specifici“.

L’inserimento in carcere rimane radicato al criterio del sesso biologico, ma questo risulta inadeguato per le persone Lgbtqia+. Così una donna trans viene collocata in un istituto maschile e un uomo trans in una sezione femminile, indipendentemente dal percorso personale o giuridico di affermazione di genere.

Dal 2018 esistono poi le “sezioni protette omogenee” dove sono collocate le donne trans (sei in tutta Italia) o gli uomini gay (ce ne sono tre). Il rischio è che l’obiettivo della protezione si trasformi in isolamento. Le opportunità trattamentali e formative sono ridotte, le attività culturali scarse e i contatti limitati.

Il report curato da Antigone pone poi l’accento anche su altre barriere strutturali quotidiane. Si parla di frequenti episodi di misgendering, che significa riferirsi alla persona con nomi e pronomi sbagliati che non rispettano l’identità affermata. A questo si aggiungono difficoltà di accesso alla salute: assenza di specialisti, terapie ormonali interrotte o ritardate, continuità terapeutica compromessa.

Nonostante la presenza di alcuni esempi virtuosi sul territorio che promuovono collaborazioni con associazioni, gruppi di supporto e sensibilizzazione sul tema al personale penitenziario, mancano ancora politiche strutturali a livello nazionale.

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