Critiche da parte dell’associazione Antigone al “piano carceri” del Governo. Critiche che si concentrano su più fronti e che riguardano il sovraffollamento, le condizioni di vita e le morti e i suicidi. Tutto questo riportato in un articolo leggibile sul sito Lavialibera.it.
La prima critica si concentra sul numero di posti disponibili che, contrariamente a quanto stabilito dal “piano carceri“, non sono aumentati come previsto.
Il piano era “(…) un pacchetto di misure pensato per affrontare la storica crisi del sistema penitenziario italiano. Un piano che doveva segnare una svolta strutturale: nuovi posti di detenzione, più spazio, meno sovraffollamento, meno tensioni, meno emergenza. ll “piano carceri” del governo è soprattutto sulla carta e il sistema continua a restringersi su se stesso
Se si guarda alle cifre reali, l’impressione è che quel piano sia rimasto soprattutto sulla carta, mentre nell’esperienza quotidiana di chi vive e lavora in carcere, il sistema continua a restringersi su se stesso. Degli oltre 10mila posti detentivi promessi, già poco meno di 900 erano previsti entro quest’anno. Invece quelli realmente disponibili sono addirittura calati di 700 unità. Da quasi 47mila di inizio anno a poco più di 46mila, con un dato registrato a inizio dicembre, quando ancora non si era verificato l’incendio nel carcere milanese di San Vittore, con 250 posti andati persi, vedremo per quanto tempo”.
In questo contesto il 2025 ha visto aggravarsi le condizioni del sovraffollamento. A fine novembre nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, a fronte delle 61.861 che si registravano alla fine del 2024. Un aumento costante, pari a oltre 180 persone in più ogni mese.
Questo a dispetto del numero dei reati commessi: “(…) nel primo semestre del 2025 i reati denunciati sono stati 1.140.825, contro i 1.199.072 dello stesso periodo dell’anno precedente, con una diminuzione del 4,8 per cento”.
Un sovraffollamento che ha avuto conseguenze anche sulle condizioni di vita dei detenuti, che è la seconda critica di Antigone. Dalle visite effettuate dall’associazione è emerso che “(…) nel 42,9 per cento degli istituti visitati nell’ultimo anno sono state trovate celle in cui non erano garantiti i 3 mq di spazio calpestabile per ogni persona”. Una assenza di spazio che si estende anche oltre la cella.
“Le carenze strutturali riguardano anche gli spazi di vita e trattamento: nell’8,5 per cento degli istituti non esistono spazi per la socialità, nell’8,6 per cento mancano ambienti dedicati esclusivamente alla scuola e alla formazione, e nel 31 per cento non ci sono locali per attività lavorative come falegnamerie o laboratori. E ancora, nel 23 per cento delle carceri visitate non sono presenti aree verdi per i colloqui all’aperto con i familiari”.
A questa situazione si aggiunge il fatto che, sempre a seguito del monitoraggio di Antigone,”(…) il 10 per cento degli istituti non ha il riscaldamento sempre funzionante, mentre nel 45,1 per cento vi sono problemi con l’acqua calda. Oltre la metà delle carceri (56,3 per cento) ha le celle prive di doccia, nonostante il regolamento penitenziario del 2000 ne preveda l’obbligatorietà”.
“La vita quotidiana, partendo da queste condizioni, aggravate dalla crescita del sovraffollamento, diventa sempre più difficile. Lo dimostra ilnumero degli eventi critici: negli istituti visitati si registrano in media 16,7 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, 2,6 tentati suicidi e 16,4 isolamenti disciplinari ogni 100 persone detenute”.
Nel 2025 i suicidi sono stati 80, mentre le morti in carcere 238, il terzo dato più alto mai registrato, dopo quelli del 2022 e del 2024. Numeri sui quali incide anche la crescente fragilità delle persone che finiscono in carcere, spesso con diagnosi psichiatriche, di dipendenza o doppie diagnosi.
La sofferenza psichica infatti è una delle emergenze in aumento. “Dalle oltre 100 visite effettuate quest’anno da Antigone è emerso come l’8,9 per cento delle persone detenute presentava una diagnosi psichiatrica grave al momento delle visite. A fronte di ciò, il 20 per cento assumeva regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, mentre il 44,4 per cento faceva uso di sedativi o ipnotici”.
Tutte situazioni che in questo momento, secondo l’articolo, le direzioni dei carceri non riescono a gestire e che invece avrebbero bisogno di risposte certe.