Coca: la lotta delle popolazioni indigene per il riconoscimento delle pratiche culturali

L'eventuale riclassificazione della coca verrà discussa a breve a livello internazionale

Da questo studio dovrebbe uscire una raccomandazione, per gli stati, su di una eventuale riclassificazione della coca che dovrebbe essere votata nella prossima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti (CND). 

data di pubblicazione:

4 Ottobre 2025

La riclassificazione della coca, auspicata dal governo Boliviano, è allo studio dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). A novembre si dovrebbero concludere i lavori degli esperti nominati dall’OMS per condurre ricerche sulla coca, sui suoi danni e sui potenziali impatti del cambiamento eventuale di classificazione.

Da questo studio dovrebbe uscire una raccomandazione, per gli stati, su di una eventuale riclassificazione della coca che dovrebbe essere votata nella prossima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti (CND). 

Un lavoro di ricerca stimolato dalla Bolivia che ha avviato la revisione nel 2023, sostenendo che la classificazione della coca si basava su informazioni errate e violava i diritti degli indigeni.

Attualmente la coca è inserita nella Tabella I, equiparando il suo potenziale danno derivante dall’uso a quello dell’eroina.

Secondo l’articolo sul sito Talking drugs ci sono tre scenari possibili.

Il primo è che l’OMS non formuli alcuna raccomandazione, il che non consentirebbe di votare, oppure gli stati votano per mantenere l’attuale classificazione della coca nella Tabella I.

Il secondo: “(…) se la revisione raccomandasse una modifica nella classificazione della Coca, questa probabilmente passerebbe alla Tabella II o III, mantenendo comunque la sua classificazione come “droga stupefacente”, soggetta alla maggior parte delle disposizioni dei trattati.

Tuttavia, tale modifica consentirebbe alcuni usi tradizionali della coca e potrebbe essere vista come un compromesso politico tra coloro che sono a favore della riclassificazione completa e coloro che sono a favore del proibizionismo”.

Il terzo scenario: la coca potrebbe essere completamente rimossa dai trattati antidroga. Ciò significherebbe che la coca “non sarebbe più considerata una sostanza controllata. Aprirebbe la strada al commercio legale di sostanze naturali”. Scenario auspicato dai paesi andini, con l’eccezione del Perù.

In questo modo, secondo alcuni, si aprirebbero mercati internazionali  per i prodotti ricavati dalla coca, quali tè, farine ed estratti medicinali di coca.

Tutto questo però non è esente da rischi.

“C’è la preoccupazione, anche tra coloro che vogliono la rimozione della coca, che coloro che hanno custodito la tradizione possano essere indeboliti”. I paragoni con il mercato della cannabis incombono, dove i capitali provenienti dal Nord del mondo si sono rapidamente spostati in spazi originariamente destinati a comunità emarginate”.

A livello politico sarà fondamentale il voto dei paesi UE nell’ambito della CND, visto l’atteggiamento sul tema dell’attuale amministrazione americana e l’assenza dalla Commissione della Russia che sarebbe stata contraria.

La revisione della coca è sostenuta principalmente da Bolivia e Colombia , con Canada, Repubblica Ceca, Malta, Messico e Svizzera che sostengono pubblicamente la loro posizione. Alcuni paesi produttori di coca, in particolare il Perù, non sono favorevoli alla riclassificazione. L’agenzia nazionale per il controllo della droga, DEVIDA, ha recentemente sostenuto che la riclassificazione della coca “potrebbe diventare un incentivo perverso ad aumentare la sua deviazione verso la produzione di cocaina”, oltre ad aumentare la deforestazione e l’insicurezza alimentare, soprattutto per le popolazioni indigene”.

Ed è alla lotta di queste popolazioni che si deve l’attuale lavoro di revisione. La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni riconosce il diritto a preservare e proteggere le medicine tradizionali e le pratiche culturali.

Togliere la pianta dal controllo internazionale, lo scenario migliore per le popolazioni indigene, potrebbe finalmente legittimarne l’uso tradizionale, definanziare le politiche di eradicazione e sbloccare nuove opportunità economiche basate sulla tradizione piuttosto che sul proibizionismo.

 

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