l’uso delle benzodiazepine: una riflessione

le occasioni per la gestione dell'ansia si moltiplicano in ogni ambito della vita

La letteratura scientifica non assegna alle benzodiazepine specifici rischi di dipendenza, ma le linee guida suggeriscono di valutare attentamente i soggetti che sono già a rischio dipendenza e che, per questo motivo, dovrebbero evitarle

data di pubblicazione:

18 Aprile 2025

I farmaci come le benzodiazepine non vanno demonizzati. Essi rappresentano presidi terapeutici e vanno utilizzati in modo appropriato, solo su indicazione del medico e soprattutto dello psichiatra. E’ quanto ricorda un professionista della salute in un articolo leggibile sul sito ilsole24ore.

Lo spunto viene da una riflessione su due serie tv americane: The white lotus e la nuova serie The Pitt. Le benzodiazepine, in queste serie, sono continuamente mostrate e utilizzate nei modi più disparati, con lo scopo di arginare l’ansia.

Ma come ricorda Giampaolo Robert Perna, professore ordinario di psichiatria, l’ansia, come il disagio, “(…)  sono strumenti importanti del sistema di difesa dai pericoli degli umani. Sviluppati per metterci in guardia e affrontare i pericoli del mondo esterno e valutarli attentamente”.

Purtroppo un messaggio per lo più inascoltato. In Italia le benzodiazepine sono il farmaco più acquistato in fascia C.

Le ragioni di questo primato? Secondo Perna il loro utilizzo “(…) é pratico, agisce in fretta e ha limitati effetti collaterali e così viene usato per un colloquio di lavoro, per prendere un aereo da chi ha paura di volare, ma anche per affrontare situazioni di normale socialità”.

“La letteratura scientifica non assegna alle benzodiazepine specifici rischi di dipendenza, ma le linee guida suggeriscono di valutare attentamente i soggetti che sono già a rischio dipendenza e che, per questo motivo, dovrebbero evitarle”.

La realtà però e ben diversa, e il misuso di queste sostanze è molto frequente.

Il loro consumo “(…) deve essere limitato nel tempo e questo indipendentemente dal rischio tolleranza, cioè, la necessità di aumentare nel tempo i dosaggi per ottenere gli stessi effetti, che riguarda solo una percentuale di persone che va dall’1% al 3%”.

Per questo motivi un ruolo importante lo rivestono i medici di medicina generale.

Secondo Perna la prescrizione di benzodiazepine deve essere “(…)  vista come un rimedio sintomatico, molto utile nei casi acuti, ma è bene sapere che non è il gold standard per risolvere in maniera completa un quadro di tipo psichiatrico”.

 

 

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