botta e risposta sul nesso alcol-tumori

nessun effetto protettivo è davvero documentato per basse quantità di alcol

il nesso causale alcol-cancro, in assenza di un consumo al di sotto del quale si può stare tranquilli, è comprovato

data di pubblicazione:

15 Febbraio 2025

Su Quotidiano della Sanità è comparso un interessante botta e risposta sul nesso alcol-tumori, a partire da un articolo di Pietro Cavalli, a cui hanno replicato Fulvio Fantozzi e Giovanni Addolorato.

Nel primo articolo, Cavalli sostanzialmente asseriva che gli studi sull’associazione fra consumo di alcol e tumori offrono risultati disparati. Scrive in un passaggio Cavalli: “Si resta quindi stupiti dalle affermazioni categoriche sul generico consumo di alcolici e la sua associazione con il cancro, laddove nessuno va oltre questa affermazione, magari specificando che il rischio appare elevato per i grandi bevitori, mentre l’uso moderato di alcol potrebbe essere addirittura protettivo nei confronti del tumore .”

Secondo Fantozzi e Addolorato, vi sarebbe invece una convergenza di fondo degli studi, che mostrano come l’uso di alcol, anche a basse quantità, aumenta il rischio di sviluppare tumori. Scrivono Fantozzi e Addolorato: “Infatti il dott. Cavalli, gettatosi a capo fitto nel suo teorema dell’insussistenza di un nesso causale tra basse quantità di alcol (specialmente il vino) ed il cancro, perché questo è il perno concettuale del suo pamphlet, esibisce una serie di pseudo-dimostrazioni a nostro parere decisamente incongrue.

Eccone qui solo alcune, in sequenza:

1- in Austria e Spagna si beve di più eppure si muore meno di tumore: embè? La lezione del paradosso francese (per rispolverarlo basti https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_francese, tempo di lettura < 3’) pur citata dall’Autore poche righe oltre, non ha proprio insegnato nulla in tema di equivoci dovuti a epifenomeni e multifattorialità?!

2- L’articolo citato in cui si afferma che “tutto ciò che mangiamo è associato al cancro” è del 2023 e non crediamo proprio che esso sia sfuggito ai laureati in Medicina che hanno contribuito alla scrittura del Report WHO – 2025 sopra citato e prima si sono sicuramente letti tutto quello che c’era da leggere sull’argomento.

In ogni caso citare la curva a J a proposito di alcol e cancro è inappropriato perché una congerie di studi in effetti ha detto “tutto ed il contrario di tutto” sì, ma a proposito di un altro tema ossia alcol e mortalità generale, tra cui quella per K. Insomma circa la curva a J non si tratta specificatamente di alcol e incidenza di K o alcol e mortalità per K!

Dunque nessun effetto protettivo è davvero documentato per basse quantità di alcol in rapporto a K (“purtroppo!” aggiungiamo noi, da non astemi…).

E comunque anche circa il calo della mortalità generale a seguito di un basso intake alcolico devesi ricordare il recente ed illuminante lavoro di Tim Stockwell et el. “Why Do Only Some Cohort Studies Find Health Benefits From Low-Volume Alcohol Use? A Systematic Review and Meta-Analysis of Study Characteristics That May Bias Mortality Risk Estimates”, comparso sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, 85(4), 441–452 (2024) che nell’evidenziare il bias di selezione che ha subdolamente e per anni viziato non pochi studi scientifici sull’argomento, va a confortare in buona sostanza la posizione assunta in precedenza dalle “Linee Guida per una sana alimentazione” del CREA, rev. 2018, il cui “messaggio da portare a casa” e’ drammaticamente “alcol zero” come prima opzione se ci si vuole mantenere in buona salute e morire meno.

3- La “ricerca recente USA” citata ( BMC Medicine 2023) torna a parlare di fatto della curva a J , ma non certo per il K. Piove sul bagnato, insomma.

4- Il monito sull’impossibilità di trovare qualcosa di incontestabile tra singoli alimenti (che l’alcol poi propriamente “alimento” non è, alla faccia di Medici sedicenti esperti che continuano ad imperversare su ogni canale televisivo per sparare facezie del genere) e malattie è insostenibile. Infatti il nesso causale alcol-cancro in assenza di un consumo al di sotto del quale si può stare tranquilli è comprovato.

5- Il finale dell’articolo, amaro più che ironico, non può non lasciarci ancora una volta interdetti e fortemente discordanti.
Circa infatti il passaggio, sensazionale pure quello, “un bicchiere di vino in più o in meno”, ecc. ecc., saremo noi allora a farla l’ironia: in materia di neoplasie al contrario un bicchiere di vino in più è sì un problema, eccome.
In meno no, e qui ha ragione il dott. Cavalli: nessun problema!”

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