APPELLO CONTRO IL POSSIBILE RITORNO AI MANICOMI GIUDIZIARI

il csm ha approvato una delibera che prefigura il possibile ritorno ai manicomi giudiziari

molte difficoltà stanno limitando l'attuazione della riforma delle REMS, su cui ora incombe la delibera del CSM

data di pubblicazione:

6 Febbraio 2025

Su Fuoriluogo è stata pubblicato la lettera appello contro il possibile ritorno ai manicomi giudiziari, promossa da alcune associazioni. La preoccupazione dei firmatari è che la riforma delle REMS venga svuotata e vengano di fatto reintrodotti meccanismi e regole spostate verso la massima sicurezza e la custodia, piuttosto che di cura.

“Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari – “autentico orrore indegno di un Paese civile”, così li aveva definiti il Presidente della Repubblica Napolitano – sono stati chiusi, dopo una lunga battaglia civile, con la legge di riforma n. 81 del 2024. Si è avviato così un faticoso processo per superare l’ultimo baluardo della logica manicomiale, l’OPG, che era sopravvissuto persino alla Riforma Basaglia.

Un processo – sostenuto all’inizio persino da un Commissario governativo straordinario – che nonostante l’impegno di tanti operatori, esposti a delicati impegni professionali e a grandi fatiche – si è dimostrato subito denso di ostacoli e contraddizioni, e che ha visto una attuazione molto diversificata nel territorio nazionale: non a caso la cosiddetta lista di attesa per entrare in Rems si concentra in poche regioni.

Un percorso reso ancor più difficile per la debolezza di cui soffrono molti servizi di salute mentale (e sociali) nel territorio e, diciamolo chiaramente, per un uso inappropriato della Rems da parte di alcuni magistrati (si veda il fenomeno abnorme delle misure provvisorie). Su queste difficoltà si era pronunciata la stessa Corte Costituzionale (sentenza 22/2022).

Di fronte a questa situazione, invece di reclamare con la massima urgenza più risorse e sostegni ai servizi di salute mentale nel territorio, indispensabili anche per assicurare il diritto delle persone autori di reato alle cure in carcere e meglio, se possibile, fuori; invece di affrontare la questione della non imputabilità (vera radice del doppio binario che continua a destinare i folli rei al trattamento speciale tipico della logica manicomiale), arriva una sconcertante – preoccupante – proposta del Consiglio Superiore della Magistratura.

Una proposta di delibera della Commissione mista (del 17.11.2024, costruita senza alcuna consultazione pluralista della società civile impegnata da anni in questo campo) approvata dal plenum CSM il 22 gennaio ultimo scorso prefigura come soluzione – al di là delle intenzioni e delle forme – il ritorno ai manicomi giudiziari: con il raddoppio dei posti in REMS (oltre 700 nuovi posti: al momento della chiusura gli ospiti OPG erano 906! e altro che Rems “extrema ratio”), la gestione affidata al Ministero della Giustizia, strutture territoriali e percorsi speciali (separati) per i pazienti folli autori di reato, creazione di tre superRems ad alta sicurezza (nord, centro, sud) per le persone pericolose (si badi bene: da contenere e custodire prima che da curare).

Insomma un ritorno al passato. Un tragico passato che non vogliamo rivivere, contro il quale occorre reagire, per affermare quel sano responsabile equilibrio fra doveri e diritti voluto dalla la nostra Costituzione.
Come deciso anche nella recente Conferenza nazionale autogestita per la Salute Mentale (6-7 dicembre 2024) sarà convocata a breve un’apposita assemblea per decidere le tutte le iniziative necessarie.

Prime firme: Coordinamento nazionale per la Salute Mentale, Ass. Antigone, Ass. La Società della Ragione, Osservatorio stopopg, UNASAM, Ass. Franca e Franco Basaglia, SOS Sanità, Rete Salute Welfare Territorio, Forum Droghe, Fuoriluogo…”

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