tagli alla prevenzione e cura del gioco d’azzardo

viene abrogato il fondo specifico di 50 milioni di euro annui destinato alla prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo

L'associazione Mettiamoci in gioco e Consulta nazionale antiusura esprimono una forte preoccupazione per l'insieme delle misure annunciate dal Governo Meloni sul gioco d'azzardo

data di pubblicazione:

17 Novembre 2024

Fra le misure previste dalla Manovra di Bilancio 2024, stanno facendo discutere i tagli alla prevenzione e cura del gioco d’azzardo. Sono due le voci di spesa implicate: l’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza, e il piccolo fondo (50 mil di euro annui) destinato alla prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo.

Inoltre, come viene riportato in un articolo del settimanale Vita, viene aumentata l’offerta di gioco d’azzardo, attraverso una nuova estrazione settimanale per lotto ed enalotto. L’associazione Mettiamoci in gioco e Consulta nazionale antiusura esprimono una forte preoccupazione per l’insieme delle misure annunciate. Vediamo più in dettaglio di cosa si tratta.

“1-Viene cancellato l’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave presso il Ministero della Salute, un organismo istituzionale in cui sono presenti anche le associazioni, che ha avuto come priorità il diritto alla salute dei cittadini. In verità già la legge 41/2024, contestata da Mettiamoci in gioco e Consulta Nazionale Antiusura, istituiva una Consulta permanente dei giochi pubblici presso il Ministero dell’Economia, con la presenza dei concessionari del gioco d’azzardo, che di fatto marginalizzava l’Osservatorio e spostava il focus sulla dimensione economica ed erariale del fenomeno. Dal testo della legge, non è chiaro se questa Consulta continuerà a esistere mentre è prevista l’istituzione di un Osservatorio dedicato “a ogni forma di dipendenza”, che dovrebbe occuparsi di tutte le dipendenze patologiche;

2-viene abrogato il fondo specifico di 50 milioni di euro annui destinato alla prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo. Al suo posto viene istituito un Fondo per le dipendenze patologiche, ripartito tra le Regioni sulla base di criteri determinati con decreto del ministro della Salute;

3-vengono, per l’ennesima volta, prorogate le concessioni per il gioco d’azzardo, di due anni, fino al 31 dicembre 2026. Già la legge di previsione di bilancio per il 2023 e per il bilancio pluriennale 2023-2025 aveva reintrodotto la proroga fino al 31 dicembre 2024 per le concessioni che erano in scadenza al 31 dicembre 2022. Va ricordato che le scadenze iniziali delle concessioni per il bingo erano fissate al 2014, quelle per le scommesse sono scadute nel 2016 e quelle per gli apparecchi di giochi nel 2022. Il sistema delle proroghe delle concessioni avviene a fronte del pagamento di un corrispettivo una tantum ma, visti gli appetiti che il comparto dell’azzardo suscita a livello globale, l’indizione di nuove gare apporterebbe presumibilmente nelle casse dell’erario un contributo assai più significativo;

4-viene stabilizzata in modo permanente una estrazione settimanale aggiuntiva per lotto ed enalotto, che aumenta l’offerta di gioco d’azzardo quando sarebbe invece necessario ridurla. La quarta estrazione settimanale di lotto ed enalotto era già stata introdotta in via provvisoria (già allora con molte critiche, viste anche le esperienze precedenti) a luglio dello scorso anno per sostenere la popolazione dell’Emilia Romagna colpita dall’alluvione.

Mettiamoci in gioco e Consulta nazionale antiusura sottolineano che tali provvedimenti del governo vengono avanzati in un momento in cui è ormai chiaro che nel 2024 verrà toccato un nuovo record nella raccolta del gioco d’azzardo – la stima è di circa 160 miliardi di euro –, dopo il record dello scorso anno con 147,7 miliardi di euro. Dati allarmanti se correlati con le più accreditate indagini sulla dipendenza da gioco d’azzardo.

Lo studio Ipsad del Cnr-Ifc stima in circa 20 milioni gli italiani tra i 18 e gli 84 anni (43% del totale) che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nel corso del 2022 e in 800mila gli italiani della stessa fascia d’età che presentavano in quell’anno un profilo di gioco a rischio da moderato a severo. L’indagine sottolineava che sono proprio le persone con redditi mensili e titoli di studio più bassi a diventare più frequentemente giocatori problematici o dipendenti. Lo studio Espad del Cnr-Ifc sugli studenti tra i 15 e i 19 anni stima in 1.300.000 (51% del totale) coloro che hanno giocato almeno una volta nel corso del 2022, in quasi 130mila i giovani giocatori a rischio e in oltre 67mila i giocatori problematici.

«È evidente che il governo intende cancellare tutti quegli spazi dove possano emergere le reali conseguenze dell’azzardo nella vita delle persone – dichiara don Armando Zappolini, in rappresentanza della campagna “Mettiamoci in gioco” –. Così è per la cancellazione dell’Osservatorio, per la difficoltà di accesso ai dati sulla diffusione del gioco d’azzardo nel nostro paese e per l’azzeramento del fondo alle Regioni per percorsi di prevenzione e cura in materia di disturbo da gioco d’azzardo. Non si vuole che la gente sappia quanto dolore e quanto sangue ci sono su quei soldi ai quali non si vuole rinunciare. Questa non è distrazione, è complicità!».

«La Consulta nazionale antiusura “San Giovanni Paolo II” esprime preoccupazione in merito alla bozza della manovra 2025 – nota Luciano Gualzetti, presidente della Consulta –. La linea è sempre la stessa: il governo antepone gli interessi di far cassa e delle imprese del settore, a discapito della salute individuale e pubblica del sistema-paese, considerando l’azzardo una leva fiscale sulla pelle delle persone più fragili. Dalla manovra 2025 ci si aspettava l’introduzione di solidi strumenti di tutela, vigilanza, regolamentazione e contenimento dell’azzardo, non un abbassamento di attenzione sullo stesso. C’è bisogno di una legge quadro del settore, che fornisca garanzie riguardo all’evoluzione del settore e abbia come priorità la riduzione dell’offerta».”

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