SULLA DIFFUSIONE DEL CRACK IN ITALIA

Montefrancesco sottolinea come sia importante uscire dagli stereotipi che associano il crack alle persone povere e marginali

Oggi il consumo di crack riguarda una popolazione trasversale per età, per classe sociale, culture, etnie, genere; lo usano persone legate al mondo della strada ma anche chi frequenta locali, bar, luoghi del divertimento

data di pubblicazione:

16 Agosto 2024

Il Dr. Giuseppe Montefrancesco, sul sito Insostanza, commenta la diffusione di crack in Italia. Si tratta di una sostanza conosciuta da decenni nel nostro paese, e il cui uso è segnalato in netto aumento negli ultimi anni. Montefrancesco sottolinea in particolare come sia importante uscire dagli stereotipi che associano il crack alle persone povere e marginali.

“La presenza nel mercato illegale in Italia è nota da tempo e secondo i dati della Direzione centrale dei servizi antidroga dal 2019 ad oggi c’è stato un raddoppio dei sequestri, con un aumento costante negli anni. Non si tratta di tonnellate ma è evidente che ad una maggior numero di sequestri corrisponde un maggior consumo e i sequestri, lo sappiamo, rappresentano solo una parte minima della sostanza che circola realmente.

Nel 2021 quasi la metà delle denunce per reati droga correlati, parliamo del 44,5%, ha riguardato la detenzione di cocaina e crack. Cocaina e crack rappresentano il consumo primario per oltre la metà dei poveri consumatori che finiscono in carcere ed anche per la maggior parte delle persone accolte nelle strutture per la cura delle dipendenze; ma questa è solo la parte visibile del fenomeno perché quella problematica.

Il crack costa molto meno di altre sostanzela sua diffusione segue di pari passo quella della povertà ma attenzione allo stereotipo che collega direttamente una delle droghe più consumate a persone giudicate problematiche oppure alla ricerca dello sballo. In realtà il fenomeno è complesso e sfaccettato mentre l’attenzione, però purtroppo, si concentra sull’uso visibile di strada.

L’uso più diffuso invece è quello che potremmo definire domestico; parliamo di persone che non hanno particolari problemi e il cui profilo non è direttamente sovrapponibile ai cliché del drogato.
E’ indubbio che ci sia una correlazione tra integrazione sociale, condizioni socioeconomiche, vita di strada e uso di crack, ma è necessario uscire dal luogo comune che dipinge l’utilizzatore come un individuo malato e incapace di vivere in modo sano, come dire un deviante da reprimere, da curare magari anche contro la sua volontà.

E’ indispensabile invece comprendere i meccanismi che spingono all’assunzione e il loro intreccio ed è paradossale la scarsa informazione sulla sostanza, sul suo uso soprattutto se messa in relazione con la sua grande diffusione.
Oggi il consumo di crack riguarda una popolazione trasversale per età, per classe sociale, culture, etnie, genere; lo usano persone legate al mondo della strada ma anche chi frequenta locali, bar, luoghi del divertimento, insomma come potremmo dire, un insieme di stili di vita fluido all’interno dei quali la sostanza può avere un ruolo più o meno centrale.

La domanda che bisognerebbe porsi è perché proprio il crack ?
Perché può rimanere una questione privata, perché può essere assunto dove e quando si vuole, senza usare degli aghi per esempio, o almeno inizialmente, anche pensando di poter smettere quando si vuole.

Di rado il crack viene utilizzato da solo, è molto più diffuso il policonsumo per esempio con l’alcol perché l’unione delle due sostanze aumenta la durata dell’esperienza e smorza gli effetti ansiogeni dopo il flash; in altri termini per gestire la fase down che può diventare spiacevole i consumatori assumono alcol, assumono oppiacei e cannabinoidi, benzodiazepine, ketamina.
Esistono molti modi di utilizzo non riconducibili alla sola dipendenza se pure il rischio che la sostanza assuma un ruolo primario nella vita delle persone comunque è alto.

Il concetto stesso di uso problematico andrebbe adattato ad ogni singolo caso.
Se un uso controllato e saltuario può essere solo sostenibile, l’utilizzo continuativo può generare gravi effetti sulla vita della persona e per comprendere il condizionamento mentale, anche se viene indotto dalla sostanza, occorre considerare il craving cioè la fortissima necessità di assumere la sostanza quando l’effetto comincia a calare che nel caso del crack è rilevante.

Altra questione di non poco conto è che molti utilizzatori per vari motivi non si rivolgono ai servizi per le dipendenze anche se stava attraversando un periodo critico ma in questo modo rischiano di rimanere soli nell’affrontare situazioni complesse.
In questo senso i Centri a bassa soglia, le realtà legate alla riduzione del danno svolgono una funzione fondamentale perché possono agganciare e sostenere le persone che in un ambiente non legato agli obblighi del rapporto medico-paziente possono più facilmente esprimere le loro necessità.

E’ fondamentale dunque cambiare l’approccio politico al fenomeno.
L’allarmismo è nemico di un’informazione corretta e puntuale, ostacola le persone che vorrebbero chiedere sostegno se ne avvertono la necessità.

La risposta delle istituzioni continua invece ad oscillare tra l’indifferenza, la repressione e un approccio medico che riduce l’utilizzatore ad un malato e non considera le ragioni profonde che lo portano poi all’uso di sostanze.
Quello che serve sono politiche pragmatiche basate sulle evidenze che tengano conto dei contesti dell’evoluzione del fenomeno.
Politiche che possono trovare soluzioni efficaci e capaci di rispondere alle reali necessità delle persone.”

Ti potrebbe interessare anche
15 Luglio 2026

Disturbi del comportamento alimentare

una realtà sempre più precoce e complessa

14 Luglio 2026

Gli elementi di rischio dei videogiochi

Alcuni meccanismi tengono i giocatori collegati costantemente

13 Luglio 2026

Che cosa può fare un giudice quando accerta che una pena sia eseguita in condizioni contrarie al senso di umanità?

Il caso di Sollicciano

12 Luglio 2026

L’assemblea generale dell’ONU non rinuncia a sconfiggere l’AIDS

Una dichiarazione politica che si rinnova per il 2030

11 Luglio 2026

Ci si può vaccinare contro una sostanza?

un primo passo

10 Luglio 2026

La diffusione delle droghe in Europa: il rapporto dell’Agenzia europea EUDA

Oppioidi sintetici, ketamina e cocaina rappresentano le criticità maggiori

9 Luglio 2026

Inversione di rotta nella crisi degli oppioidi

Il caso degli Stati Uniti

8 Luglio 2026

Droghe e giovani: un appello

Una parte del Terzo settore spinge per avere più prevenzione e meno repressione

7 Luglio 2026

Coca: un patrimonio culturale da difendere

La pianta non può essere vista solo come materia prima per la cocaina

7 Luglio 2026

Alcol e alte temperature: aumentano i rischi

Disidratazione e colpi di calore sono quelli maggiori

6 Luglio 2026

Caffè e psichiatria

un podcast accessibile sulla salute mentale

5 Luglio 2026

La presenza di bambini nelle carceri

un dato in aumento

4 Luglio 2026

L’esperienza dell’Ambulatorio popolare di Quarticciolo

un'esperienza di mutuo soccorso

3 Luglio 2026

Utilizzo dei social media e rischi possibili

Il tempo passato sui social è solo uno degli indicatori da tenere in considerazione

2 Luglio 2026

La Relazione al parlamento certifica un aumento dei consumi di sostanze

Aumentano gli studenti under 18 che hanno utilizzato almeno una volta una sostanza illegale

1 Luglio 2026

Controllo delle droghe e riforme necessarie

I percorsi di riforma si scontrano con una politica profondamente conservatrice

30 Giugno 2026

Relazione al parlamento sul fenomeno delle dipendenze 2026

Tra i dati preoccupanti l'aumento degli psicofarmaci senza prescrizione

29 Giugno 2026

Alcol tra rischi e benefici: uno studio

Diversi studi sono concordi sulla reversibilità di alcuni danni

28 Giugno 2026

Cocaina e cambiamenti nella fauna acquatica: uno studio sui salmoni

Già sugli squali sono stati condotti studi simili sulle coste brasiliane

27 Giugno 2026

Nicotina per tutte le tasche

Il mercato offre prodotti a base di nicotina sempre più convenienti