ritiro sociale e ricerche nella popolazione scolastica: alcune considerazioni

quanto è ampio il fenomeno considerando anche i giovani che hanno finito o abbandonato la scuola?

Se si sommano i dati dei due studi più recenti ci si attesta su una cifra che riguarda circa 100.000 giovani. Per lo studio dell'ISS sono 66.000 hikikomori, con incidenza leggermente superiore nella fascia 11–13, per quello del CNR 54 mila casi nella fascia 15–19. Se quindi solo tra gli studenti si raggiunge questa cifra significa che, secondo l'articolo, gli hikikomori sono almeno tra i 100 e 200 mila se si tiene in considerazione anche quelli che hanno terminato la scuola o non ci vanno più.

data di pubblicazione:

17 Febbraio 2024

Sul sito HIKIKOMORI Italia è disponibile un articolo, a cura del presidente dell’associazione,  che approfondisce alcuni dati emersi sul tema del ritiro sociale nell’ambito di una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). In particolare si tratta del rapporto ISTISAN 23/25 dal titolo. “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z: uno studio di prevalenza nella popolazione scolastica(11-17 anni) e focus sulle competenze genitoriali.”
La ricerca, fatta a livello nazionale, segue a distanza di quasi un anno un altro importante studio fatto su questo tema a cura del CNR IFC Istituto di Fisiologia Clinica, in collaborazione con l’Associazione Gruppo Abele Onlus di Torino. Le tematiche che indaga il Rapporto sono tutte le dipendenze comportamentali: Social Media Addiction, Internet Gaming Disorder, Food Addiction e Ritiro sociale.

L’articolo sottolinea alcune criticità nello studio, tra cui il termine Hikikomori, che viene definito “(…) generalmente come “una manifestazione estrema del ritiro sociale”, il che non è propriamente corretto, poiché non si evidenzia la caratteristica chiave dell’hikikomori, ovvero la componente volontaria. Questo porta anche a dei fraintendimenti: lo stesso studio infatti ipotizza che anche casalinghe sole e anziani isolati, per mancanza di una rete sociale, possano essere inclusi nel fenomeno degli hikikomori, ma non è così.”
Altro punto che viene evidenziato è quello relativo ai soggetti dell’indagine. Come per la ricerca del CNR, anche questa si concentra solo sui giovani che vanno ancora a scuola e quindi di “(…) Hikikomori della fase 1, ovvero quegli hikikomori che sono isolati da tutto (sport, amici, attività extrascolastiche in generale), ma continuano ad andare a scuola, seppur in modo spesso saltuario.”
Questo rappresenterebbe un limite per lo studio del fenomeno, in quanto secondo i dati in possesso dell’associazione “(…) l’età media degli hikikomori italiani è intorno ai 20 anni e dunque molti hanno già abbandonato la scuola da tempo.”

Ma quanto è ampio questo fenomeno? Se si sommano i dati dei due studi ci si attesta su una cifra che riguarda circa 100.000 giovani. Per lo studio dell’ISS sono 66.000 hikikomori, con incidenza leggermente superiore nella fascia 11–13, per quello del CNR 54 mila casi nella fascia 15–19. Se quindi solo tra gli studenti si raggiunge questa cifra significa che, secondo l’articolo, gli hikikomori sono almeno tra i 100 e 200 mila se si tiene in considerazione anche quelli che hanno terminato la scuola o non ci vanno più.

Altro dato significativo emerso riguarda il genere. Secondo l’ISS in questa condizione sarebbero di più le ragazze dei ragazzi, almeno nella fascia tra i 14 e 17 anni. Ma secondo un sondaggio dell’associazione il 90% dei ritirati sociali è di genere maschile. Una risposta potrebbe essere che “(…) nelle fasi più moderate dell’isolamento sociale le donne sembrano essere più degli uomini, forse anche per una maggiore protezione genitoriale. Quando però andiamo a vedere i casi di isolamento cronico più gravi e longevi, ecco che la stragrande maggioranza sono uomini.”

Altro dato emerso riguarda il fatto che “(…) il ritiro sociale sembra essere connesso anche a una maggiore impulsività, con componenti antisociali e legate al consumo di sostanze psicotrope.” Risultato che va in controtendenza al profilo di cui ha esperienza l’associazione, che li identifica per la maggior parte come ragazzi estremamente razionali, con un’alta moralità e scarse predisposizioni antisociali. Questo non significa che non possano fare uso di sostanze, ma piuttosto che siano più “(…) predisposti alle dipendenze comportamentali, in particolare a quella da videogiochi (a causa del loro neuro funzionamento).”

Nelle conclusioni si sostiene che i due studi hanno “(…) diversi limiti, ed il principale è quello di non riuscire a discernere con chiarezza le diverse forme di isolamento sociale giovanile, in particolare il ritiro sociale volontario cronico dall’isolamento legato ad atteggiamenti antisociali, disturbi di personalità e comportamenti d’abuso.

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