COSA INDICA LA RELAZIONE AL PARLAMENTO 2023 SULLE TOSSICODIPENDENZE

Commento di due esperti alla Relazione al Parlamento sulle Tossicodipendenze 2023

Preoccupano, fra i giovani italiani, l'aumento di consumo di sostanze legali (alcol e psicofarmaci) e illegali.

data di pubblicazione:

23 Luglio 2023

Su Avvenire è disponibile un approfondimento sulla Relazione al Parlamento 2023 sulle Tossicodipendenze, con particolare attenzione alla condizione dei giovani e ai servizi di cura, grazie anche a un’intervista a Riccardo Gatti, tra i massimi esperti di dipendenze, medico, specialista in psichiatria e a Mauro Cibin, psichiatra e direttore di comunità terapeutica. Secondo Gatti, l’aumento di uso di sostanze illegali da parte dei giovani e giovanissimi fotografato dalla Relazione è preoccupante, ma non drammatico. Infatti, va contestualizzato nella congiuntura post-Covid, con la ripresa in pieno della socialità fra i giovani. Destano maggiore preoccupazione, invece, i dati relativi all’abuso di alcolici e di psicofarmaci, col 78% dei ragazzi che bevono (e uno su due, tra i 18 e i 24 anni, che ne abusa saltuariamente) e l’11% che assume medicinali: «Qui parliamo di sostanze lecite, ed è evidente anche in questo caso come le strategie di intervento debbano immaginare altre strade ». Secondo Gatti manca una visione: «Quando parliamo di droga nel nostro Paese continuiamo ad essere focalizzati sul binomio spaccio-consumo, come se il problema fosse solo di ordine pubblico. Oppure, peggio ancora, ci fossilizziamo nel dibattito sulla legalizzazione o meno della cannabis, che è solo una delle tante sostanze e con evidenza uno dei tanti, enormi problemi da risolvere ». E mentre la politica si incarta, ecco il mercato galoppare, con le organizzazioni criminali libere di mettere in campo le loro strategie sempre nuove, «affinate attraverso gli algoritmi e la rete, che oggi addensa gruppi sociali e li muove verso tendenze di consumo ben pianificate». Servirebbe un tavolo, «una commissione di esperti indipendenti capaci di analizzare la situazione», sul modello del Comitato tecnico-scientifico che proprio in era Covid servì per aiutare il governo a prendere le decisioni giuste per fermare la pandemia. Ma della pandemia, come delle emergenze in generale, «nel nostro Paese ci accorgiamo solo quando siamo già dentro ed è troppo tardi per intervenire».

Di interventi a cose fatte, quando cioè la droga ha già scavato un abisso nella vita dei ragazzi, si occupa invece Mauro Cibin, già direttore del Serd di Dolo-Mirano, psichiatra, coordinatore scientifico del Centro Soranzo, una comunità terapeutica a pochi chilometri da Venezia: «La situazione fotografata dalla Relazione è l’esito di un mix terribile tra una situazione di vuoto esistenziale ed educativo e un mercato sempre più diffuso e a basso costo di sostanze. In mezzo, l’abbassamento della guardia, il fatto che per i ragazzi drogarsi e bere siano cose del tutto normali». È quello che raccontano, quando decidono di intraprendere un percorso di cura, ed è anche il primo ostacolo a livello terapeutico per un sistema strutturato su interventi di tipo medico per lo più: «I ragazzi sempre più spesso, e tanto più sono giovani tanto più il problema si acuisce, non hanno bisogno solo di una cura e solo per un problema. L’abuso di sostanze di mescola al disturbo psichiatrico, a quello dell’alimentazione, al disagio sociale, al malessere, all’incapacità di dare un senso alla propria esistenza.”

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