RIDUZIONE DEL DANNO E TABACCO: I RITARDI DELL’ITALIA

Necessario aumentare l'attenzione in Italia alla riduzione del danno applicata al tabacco

Rispetto ad altri paesi europei, l'Italia sconta ritardi nello sviluppo di politiche di riduzione del danno per il tabacco

data di pubblicazione:

19 Luglio 2023

Nei giorni scorsi si sono tenute alcune audizioni di esperti in Commissione Affari sociali della Camera, nell’ambito del Consiglio sul ‘Piano europeo di lotta contro il cancro’. Come riporta il Quotidiano della Sanità, la riduzione del danno applicata al fumo è stata al centro della discussione, un tema su cui l‘Italia dimostra forti ritardi rispetto ad altri paesi europei. Rispetto ad obiettivi europei di contrasto al tabagismo molto ambiziosi, il nostro paese sconta un ritardo culturale, che si riflette anche sulla scarsa dotazione tecnologica del Servizio sanitario nazionale.

 “Il Piano oncologico europeo si è dato l’obiettivo, entro il 2040, di una ‘tobacco free generation’, cioè di avere meno del 5% della popolazione che farà uso di tabacco, contro il 25% di oggi. E’ evidente, non solo agli esperti ma a tutti, che per raggiungere un obiettivo del 5% di fumatori entro il 2040, le attuali politiche di contrasto al tabagismo non sono sufficienti. (…) La Svezia – continua Polosa – è il primo Paese al mondo ad aver raggiunto l’obiettivo del 5% di fumatori con 17 anni di anticipo rispetto all’European Cancer Plan. La Svezia vanta inoltre la più bassa incidenza di tumore al polmone non solo rispetto ai 27 Paesi Ue, ma anche degli stessi paesi scandinavi. Questo avviene perché, come è noto, si muore per il catrame e non per la nicotina. Ai dosaggi assunti dai fumatori, la nicotina non è cancerogena e non provoca danni ai polmoni. La ricerca del centro di eccellenza CoEhar ha dimostrato in maniera incontrovertibile – ricorda – che gli effetti dannosi sulle cellule umane sono esclusivamente riconducibili alle migliaia di sostanze tossiche e cancerogene sprigionate durante il processo di combustione delle sigarette e non alla nicotina. Dico questo perché il principio della prevenzione del danno si basa sull’impiego di dispositivi tecnologici che erogano nicotina, ma non le sostanze tossiche e cancerogene sprigionate dalla combustione”.

“In Italia fumano circa 11 milioni di persone, un adulto su 4, un numero in lieve aumento nel post pandemia. Si tratta di una dipendenza chimica da nicotina, ma anche psicologica, gestuale e di appartenenza. Servono strategie di sostegno per smettere di fumare, ma è improntate anche ridurre il fumo e i danni da fumo. In altri campi della medicina il concetto di riduzione del rischio è contemplato, come nei danni da alcol, nell’alimentazione, in oncologia e nelle malattie infettive. Nel fumo il medesimo principio stenta ad essere accettato e applicato”. Così Claudio Zanon, oncologo, nel suo intervento. “La tecnologia, però – ha sottolineato – ha messo a punto dei dispositivi alternativi non a combustione che possono essere utilizzati nella riduzione del rischio nei fumatori incalliti, come recentemente dimostrato da studi scientifici indipendenti“. I dati a disposizione sul fumo indicano la “necessità di un confronto serio sulla possibile riduzione del rischio e dell’impatto sul Servizio sanitario nazionale”. “Sullo screening del tumore al polmone – ha continuato Zanon – i dati in letteratura stanno dimostrando l’efficacia delle Tac a basse dosi in soggetti selezionati. Sarebbe auspicabile individuare almeno due centri nelle regioni o macro-regioni, in collegamento con altri centri europei che effettuano lo stesso screening. Per il rinnovo della tecnologia – ha proseguito – ricordo che l’intelligenza artificiale non è fondamentale solo nella diagnostica per immagini, ma anche in altre discipline, come la ricerca biologica e genetica, l’estensione della ricerca farmacologica, la robotica e l’analisi dei dati per misurare impatto delle cure in oncologia”. A tale proposito “serve poi una valutazione – ha osservato Zanon – all’interno delle reti oncologiche, della vetustità delle apparecchiature, considerando l’affiancamento a tecniche come la radiochirurgia, la teragnostica e la diagnostica di precisione. Per le tecnologie più sofisticate serve un coordinamento nazionale che tenga conto non solo del territorio, ma anche delle competenze”

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