AFGHANISTAN: DIMINUISCE DRASTICAMENTE LA PRODUZIONE DI OPPIO

Forte diminuzione della produzione e della raccolta di oppio: funziona il bando dei Taliban in Afghanistan

data di pubblicazione:

25 Giugno 2023

A dare questa notizia è David Mansfield, autore di molte ricerche accademiche e di un libro fondamentale come A State Built on Sand. How Opium Undermined Afghanistan (Hurst), pubblicato nel 2016.
Anche ai tempi del primo Emirato, a seguito del bando del 27 Luglio 2000 la produzione di oppio ebbe una drastica riduzione, tanto che nell’Agosto successivo “(…) l’Agenzia dell’Onu per la droga e il crimine (Unodc) sforna dati precisi: coltivazione ridotta da 82.000 ettari del 2000 a 8.000 ettari. Nelle aree controllate dai Talebani, da 78.850 ettari a 1.220. I funzionari della Nazioni unite parlano di successo straordinario“.
Secondo Mansfield i talebani hanno proceduto per gradi, incontrando anche resistenze in alcune province tradizionalmente produttrici di oppio, come Helmad, Kandahar e Haibatullah, che hanno provocato scontri e morti.
I campi piantati alla fine del 2021, quasi pronti al raccolto, non vengono sradicati per non compromettere l’economia di intere comunità, ma ci si concentra sulle stagioni successive. Un elemento di cui non tengono conto gli esperti dell’Onu. Così, nel rapporto del novembre 2022 dell’Unodc viene detto «che la coltivazione è aumentata del 32% rispetto all’anno precedente, nonostante il raccolto del 2022 fosse stato piantato dodici mesi prima del rapporto e cinque mesi prima che Haibatullah annunciasse il suo piano antidroga». Un piano che per ora funziona.
Le immagini satellitari parlano chiaro”. Gli effetti che questa situazione provocherà sul mercato degli stupefacenti sono difficili da prevedere secondo il ricercatore: “(…) l’ultima volta che i Talebani hanno imposto un divieto, nel luglio 2000 – ricorda il ricercatore – ci sono voluti 18 mesi prima che si registrasse un calo significativo della qualità dell’eroina nei mercati del Regno unito e due anni perché la purezza scendesse dal 55% al 34%”.
In quanto agli effetti sull’economia locale Mansfield prevede che “(…) i coltivatori con molti ettari potranno capitalizzare, mettendo da parte una percentuale del raccolto in vista di un aumento del prezzo. Altri, invece, ne usciranno con le ossa rotte, dovendo vendere a prezzi bassi”.
Lo scenario più probabile è che i produttori più piccoli, la maggior parte, faranno fatica a sopravvivere solo con le produzioni alimentari, avendo quindi l’emigrazione come unica alternativa praticabile per far sopravvivere le loro famiglie.

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