REALTA’ VIRTUALE E TRATTAMENTI NEI DISTURBI DELLE DIPENDENZE

strumento per la valutazione e il trattamento di disturbi collegati al consumo di sostanze

i disturbi derivanti dal consumo di sostanze sono diventati un ambito dove poter testare le sue potenzialità della realtà virtuale

data di pubblicazione:

19 Maggio 2023

Gli ambiti di applicazione della realtà virtuale si stanno sempre più ampliando, e di conseguenza anche i disturbi derivanti dal consumo di sostanze sono diventati un ambito dove poter testare le sue potenzialità. In un articolo sul sito State of mind – il Giornale delle Scienze Psicologiche si parla dell’utilizzo della realtà virtuale per quanto riguarda la valutazione e il trattamento di disturbi collegati al consumo di alcol.

” Una condizione che caratterizza le persone affette dal Disturbo da uso di alcol è il craving, ovvero un fenomeno multidimensionale che comporta un intenso bisogno di consumare la sostanza ed è percepito come un’esperienza individuale di “desiderio” dell’alcol che può provocare pattern comportamentali di motivazione e di ricerca della sostanza (Van Lier et al., 2018), un impulso impetuoso a consumare la sostanza (Hartwell & Ray, 2017)”.
Per indagare il craving, che viene considerato uno dei principali fattori che promuovono la ricaduta dopo la dimissione dal trattamento, è stata utilizzata anche la “(…) cue-exposure therapy (CET; in italiano “terapia di esposizione allo stimolo”) nota anche come Exposure and Response Prevention (ERP; in italiano, esposizione e prevenzione della risposta) che comporta un’esposizione ripetuta e prolungata a stimoli correlati all’alcol senza che gli individui possano mettere in atto alcun comportamento alcolico (Hernández-Serrano et al., 2020)”.
Un approccio questo finalizzato a provocare “(…) una riduzione delle risposte psicofisiologiche agli stimoli correlati all’alcol con l’obiettivo ultimo di estinguere le risposte/reazioni inizialmente condizionate agli stimoli alcolici, come il craving (Mellentin et al., 2016).
I risultati ottenuti con questa tecnica non sono stati valutati soddisfacenti, ed il limite principale riscontrato sta nella difficoltà di generalizzare gli effetti della terapia nelle situazioni della vita quotidiana, che sono difficilmente riproducibili all’interno di un setting terapeutico.
Per ovviare a questo limite la CET si è affidata alle competenze della realtà virtuale, che garantisce ai soggetti di vivere un’esperienza di tipo completamente immersivo, ricca di stimoli sensoriali, permettendo in questo modo ai  partecipanti “(…) di generalizzare meglio gli effetti della terapia di esposizione e le strategie di coping apprese in virtù della somiglianza tra ambiente virtuale e situazioni di vita quotidiana (Ghiţă & Gutiérrez-Maldonado, 2018).
“Nel disturbo da uso di alcol la realtà virtuale è stata utilizzata sia come strumento di valutazione, per suscitare il craving, sia come strumento di terapia di esposizione, per ridurre l’intensità del craving (Ghiţă & Gutiérrez-Maldonado, 2018).
L’ambiente virtuale è stato creato sulla base di risultati di studi precedenti in cui sono stati individuati gli stimoli scatenanti correlati all’alcol (es: bevande alcoliche preferite) e i contesti significativi per l’attivazione del craving (per esempio: ristorante, bar, pub, ambienti domestici) in un campione di pazienti con diagnosi di disturbo da uso di alcol (Ghiţă et al., 2019).
Per quanto riguarda l’efficacia del protocollo nel suscitare il craving gli autori hanno ottenuto risultati positivi in quanto, attraverso valutazioni self-report, hanno osservato che il paziente stava sperimentando un costante e intenso desiderio di alcol soprattutto in presenza di stimoli correlati all’alcol (Ghiţă et al., 2021). Dal punto di vista del trattamento, hanno ottenuto risultati altrettanto promettenti in quanto nella valutazione successiva alle sessioni di realtà virtuale è stata riscontrata una riduzione dei sintomi deldisturbo da uso di alcol e del desiderio di bere, ovvero del craving”. 

 

 

 

 

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