LINEE DI TENDENZA DEL SISTEMA DI CURA PER LE DIPENDENZE DA SOSTANZE

Augusto Consoli analizza alcune evoluzioni del consumo e delle rappresentazioni sociali delle sostanze psicoattive

data di pubblicazione:

28 Aprile 2023

Nell’editoriale dell’ultimo numero della rivista “Dal Fare al Dire“, Augusto Consoli, psichiatra e tossicologo, analizza alcune evoluzioni del consumo delle sostanze psicoattive, sia legali che illegali, sul piano dei concreti comportamenti di uso, delle rappresentazioni sociali e di come si sono modificate nel tempo gli approcci clinici in ambito sanitario. Secondo Consoli, a causa della crescente accettazione sociale e “normalizzazione” del consumo di sostanze illegali, si è in parte modificata sia la domanda che l’offerta di cura.

Su questi ultimi aspetti si sofferma l’analisi, che prova a tracciare alcuni elementi di fondo utili per lo sviluppo di un sistema di cura integrato delle dipendenze. Punto di partenza è la constatazione che il sistema dei servizi sanitari ha subito nel corso degli anni una sostanziale “insufficienza quantitativa sul piano delle risorse professionali e una notevole difformità e disomogeneità qualitativa tra i diversi territori regionali sul piano delle strategie di intervento e delle attività concretamente messe a disposizione”. Di conseguenza, in molti territori si sono sviluppati servizi e progetti innovativi al di fuori di quelli pubblici e del privato sociale nella parte relativa agli interventi convenzionati. “Oltre a queste iniziative, spesso coordinate con i servizi specialistici per le dipendenze pubblici, ma altre volte con un carattere di maggiore autonomia progettuale e imprenditoriale, si è rilevato lo sviluppo di servizi privati, spesso non collegati al sistema dei servizi pubblico-privato accreditato, in grado di offrire interventi di supporto, valutazione diagnostica e trattamento clinico, oppure caratterizzati dall’applicazione esclusiva e focale di tecnologie innovative.
Così gli interventi di terapia residenziale tradizionale hanno subito una loro evoluzione, ampliando la gamma dell’intensità dei trattamenti e della loro durata, e incrementando la numerosità di interventi privati collegati o meno all’invio da parte di strutture specialistiche. L’intensità di questi interventi residenziali e l’allargamento degli obiettivi possono spaziare da intensità e durate minime, tendenza prevalente in questa fase evolutiva, a percorsi strutturati e prolungati.

(…) Nell’ambito dei ricoveri si è osservato che diverse case di cura hanno cercato di dedicare personale e propri posti letto al ricovero di pazienti con problematiche di consumo di sostanze. In particolare, a fianco del tradizionale trattamento in regime di ricovero delle patologie alcol-correlate, si è aperto uno spazio più focalizzato relativo alle diverse forme di cocainismo o di altri psicostimolanti o alla dipendenza da farmaci psicotropi, situazioni cliniche trattabili in modo abbastanza efficace, per la fase di divezzamento, in ambito di ricovero, anche con l’uso di nuovi approcci farmacologici e terapeutici. Rispetto all’impiego di tecnologie innovative si è in particolare rilevata la diffusione di pratiche di neuro-stimolazione ambulatoriali, con dispositivi elettrici ed elettromagnetici, finalizzate alla riduzione della componente ansioso-depressiva presente nella dipendenza da sostanze e al contenimento del craving, sintomo focale della dipendenza. Altra innovazione messa a disposizione riguarda la recente possibilità di trattamenti con impianti di farmaci a lungo termine per periodi di 6 o 12 mesi nella dipendenza da oppiacei. Questi servizi vengono offerti prevalentemente in modo isolato, come prestazioni non collegate a un più ampio programma di intervento, oppure vengono associati a interventi di supporto e counseling o con interventi più complessivi e strutturati.

Dal punto di vista dell’evoluzione degli interventi e della innovazione metodologica e tecnologica, l’aumento di offerte anche indipendenti tra loro non può che essere vista come una spinta positiva che coinvolge e indirizza risorse scientifiche, operative ed economiche in un settore che per sua natura è relativamente ‘orfano’ rispetto a diverse sue componenti, e che quindi non può che ricevere un’azione propulsiva attraverso la presenza di questi nuovi elementi. Impedire oppure ostacolare l’iniziativa dei diversi e nuovi attori, purché tecnicamente valida e rispettosa dei molteplici criteri di qualità previsti, rischia di immobilizzare il sistema e di renderlo rapidamente obsoleto e autoreferenziale anziché aperto, dinamico e al passo con l’evoluzione clinica, scientifica e tecnologica. Tuttavia, la mancanza o la scarsa presenza di protocolli condivisi e di un coordinamento tra la parte esclusivamente privata, quella pubblica e quella privata-convenzionata può rendere difficile creare un’offerta appropriata e qualitativamente elevata, che possieda caratteristiche di omogeneità e di coerenza a vantaggio di una efficace tutela della salute dei pazienti.”

Quali conclusioni trae Consoli dal quadro illustrato? ” Come abbiamo sopra sottolineato, l’evoluzione del fenomeno del consumo di sostanze, e dei servizi dedicati a questa problematica, ha visto negli ultimi decenni una marcata modificazione che ha determinato uno scenario composito, con spunti interessanti sia nella articolazione e ampliamento delle possibili domande di intervento sia dei corrispondenti tentativi di risposta. Sembra ragionevole pensare che, anche a tutela del principio costituzionale e bioetico dell’autonomia della persona nella scelta delle cure, sia necessario favorire lo sviluppo di iniziative di intervento che possano entrare nella gamma di prestazioni e trattamenti a cui il cittadino può liberamente accedere. Su questa linea i sistemi di governo centrali, ma soprattutto quelli regionali, dovrebbero più facilmente consentire la messa in opera di attività e interventi nel settore senza condizionare tale sviluppo a regole programmatorie obsolete o a decisioni legate, in modo più o meno fondato, a indicazioni o vincoli soggettivi locali. Se l’ente programmatore regionale non porrà ostacoli allo sviluppo di offerte innovative, d’altra parte, sembra indispensabile che possa e debba esercitare una funzione sostanziale di vigilanza e controllo sulla loro qualità e sulla appropriatezza clinica e metodologica impiegata. Affinché la libertà del cittadino nella scelta delle cure non sia fittizia o legata alle mode o alle pressioni del mercato, la funzione pubblica non può sottrarsi ad una attività di controllo e di coordinamento dei contenuti delle offerte e di sostegno di un’adeguata comunicazione sociale, nonché di educazione del potenziale utilizzatore dei diversi servizi.”

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