IL TEST CLINICO SUL VACCINO ANTI HIV “MOSAICO” NON SUPERA LA FASE AVANZATA

Con questo stop la sperimentazione fa un salto indietro

Mosaico era stato avviato nel 2019, utilizzando un particolare vaccino che conteneva una varietà (un “mosaico”, appunto) di componenti contro alcuni sottotipi di HIV, tra i più diffusi e riscontrati nella maggior parte dei contagi.

data di pubblicazione:

24 Febbraio 2023

Mosaico era l’unico test clinico ancora attivo nella ricerca di un vaccino contro l’HIV che era riuscito ad arrivare dove almeno altri cinque test clinici avevano fallito, ossia la fase tre, quella di sperimentazione avanzata. Le ultime speranze si sono infrante con l’annuncio dell’interruzione della sperimentazione da parte di Janssen, la divisione della società Johnson & Johnson che si occupa di vaccini e che si può leggere in un articolo sul sito de Il Post.

Un fallimento che riporta indietro di anni la ricerca, visto che i nuovi vaccini sono ancora in fase di sperimentazione e devono superare i test clinici relativi alla sicurezza e all’efficacia. “(…)  Mosaico era stato avviato nel 2019, utilizzando un particolare vaccino che conteneva una varietà (un “mosaico”, appunto) di componenti contro alcuni sottotipi di HIV, tra i più diffusi e riscontrati nella maggior parte dei contagi.
Dai test era però emerso che la somministrazione non portava a una risposta immunitaria adeguata, soprattutto per quanto riguarda la produzione di anticorpi neutralizzanti, importanti nel rendere innocuo un determinato patogeno, come un virus.”
La ricerca di un vaccino contro l’HIV sta richiedendo molto più tempo di quanto previsto inizialmente, questo a causa del fatto che “(…) l’HIV tende a mutare velocemente, eludendo le difese immunitarie del nostro organismo e rendendo difficile l’impiego di un vaccino, specialmente se questo è calibrato su alcune specifiche caratteristiche del virus. Inoltre, l’HIV ha numerosi sottotipi e crea delle “riserve” nell’organismo, che possono rimanere inattive per anni senza che si manifesti l’AIDS.”
Per il futuro un vaccino rimarrebbe comunque una soluzione importante, soprattutto per quei paesi a basso reddito che non possono garantire cure adeguate attraverso l’utilizzo di farmaci antivirali che  devono essere somministrati con continuità.
Per questo “vari esperti hanno iniziato a chiedersi se sia necessario un cambiamento di approccio, partendo proprio dal ripensare tecniche e modalità per indurre un’adeguata risposta immunitaria. Un nuovo ambito che potrebbe offrire qualche risultato promettente deriva dai vaccini a RNA messaggero, come quelli utilizzati contro il coronavirus in questi anni di pandemia.”

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