LO SPORT COME PREVENZIONE E CURA NON PUO’ BASTARE

serve un approccio multidisciplinare

Ma il bullismo, i disturbi alimentari, il tabagismo e la dipendenza da gioco d'azzardo non possono essere connotati in modo ambiguo sul piano etico, né possono essere approcciate con un unico strumento, ma devono essere invece approcciate"(...) con strategie multidisciplinari, che coinvolgano l’ambito clinico, sociale, relazionale".

data di pubblicazione:

21 Settembre 2022

Sul quotidiano online Sanità Informazione un articolo interessante affronta il tema dello sport e di come questo sia stato descritto, da un intervento di parte politica, come una pratica assolutamente efficace per prevenire e curare alcuni disturbi e condizioni patologie molto diverse tra loro. Sicuramente nessuno ha mai messo in dubbio che l’attività fisica, se praticata regolarmente e senza eccessi, sia un’attività salutare dal punto di vista sia fisico che psicologico, ma va fatta attenzione a non promuoverla come una vera e propria panacea contro le “devianze”. 

Luana Morgilli, Psicologa dello Sport e Consigliera dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, intervistata dal quotidiano afferma che sicuramente fare sport apporta una serie di benefici e vantaggi non solo dal punto di vista fisico e psichico, ma anche a livello relazionale e sociale è possibile vedere miglioramenti.
Fare squadra sviluppa abilità relazionali, migliorare le proprie prestazioni  aumenta l’autostima personale, e accettare le sconfitte diventa parte integrante dei percorsi di crescita, soprattutto in giovane età.
Ma il bullismo, i disturbi alimentari, il tabagismo e la dipendenza da gioco d’azzardo non possono essere connotati in modo ambiguo sul piano etico, né possono essere approcciate con un unico strumento, ma devono essere invece approcciate”(…) con strategie multidisciplinari, che coinvolgano l’ambito clinico, sociale, relazionale”. Inoltre osserva Morgilli, “Ci sono alcuni sport in cui l’attenzione sul peso corporeo è molto evidente, ad esempio le discipline artistiche, dalla ginnastica alla danza, ma anche alcuni sport di combattimento, come il pugilato o il judo, in cui per rientrare in una determinata categoria di peso bisogna necessariamente rispondere a certi standard”. L’attenzione va quindi posta non solo al contesto in cui si sviluppa una determinata disciplina, ma anche al vissuto e alle caratteristiche personali di chi lo pratica.
In una società come la nostra, in cui l‘immagine corporea risulta molto importante, secondo Morgilli,  bisogna fare attenzione ad alcune scelte dei più giovani, come per esempio quella della palestra, “(…) che non è ascrivibile ad attività sportiva in senso stretto in quanto manca del fattore competizione e degli aspetti legati al far parte di una federazione, che può essere terreno fertile per lo sviluppo o l’esacerbarsi di disturbi quali anoressia o vigoressia”.
Quindi considerare lo sport come un medicinale che cura è limitante e fuorviante, perché non tiene conto di altri elementi fondamentali, quali le motivazioni della persona a praticare uno sport, alle sue attitudini personali e le sue preferenze. Di conseguenza risulta fondamentale anche “(…) sensibilizzare sia gli insegnanti scolastici sia gli istruttori sportivi rispetto al tema dei DCA”, in modo che certi disturbi siano intercettati precocemente.

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