FEDERSERD SU LEGISLAZIONE ANTIDROGA, STIGMA, CONSUMO SOSTANZE E SUICIDI

data di pubblicazione:

9 Settembre 2022

FederSerd ha rilasciato un comunicato sul suicidio nel carcere di Verona di una detenuta con problemi di dipendenza che, a partire dalla constatazione di un dibattito pubblico sulle droghe assente o relegato agli specialisti e decisori politici, prova a socializzare alcune proposte e riflessioni. Il punto di partenza di FederSerd attiene alla distanza sempre maggiore fra professionisti e società civile nel dibattito sulle droghe: “Negli ultimi anni la normalizzazione dei comportamenti di uso di sostanze è andata di pari passo con la normalizzazione di un allontanamento del dibattito tra società scientifiche, cittadini consumatori, decisori politici e cittadinanza tutta. Le gravi conseguenze di questo allontanamento sono la mancanza di un lessico condiviso e l’alzarsi dell’attenzione generale solo a fronte di casi emergenziali.”

Per superare tale impasse e il relativo senso di frustrazione, FederSerd avanza due argomenti per restituire la questione droghe a un pubblico più largo. “Primo: le conoscenze scientifiche degli effetti delle sostanze sul cervello e la mente suggeriscono di sostituire il concetto di “guarigione” con quello di “cambiamento”. La dipendenza da sostanze coinvolge mente e cervello in un equilibrio sofisticatissimo e il concetto di guarigione così come siamo abituati ad usarlo non indica in maniera realistica l’esito della cura che dobbiamo ricercare. Tanti invece sono gli strumenti farmacologici e psicologici che i SerD hanno imparato ad usare per migliorare la qualità della vita e per accompagnare il processo di cambiamento in coerenza con la disponibilità e libertà della persona. Qualsiasi offerta terapeutica o riabilitativa, che si proponga come capace di “guarire”, oltre che privilegiare il valore dello strumento terapeutico usato rispetto al processo di funzionamento e di scelta della persona, per esempio illudendo di funzionare una volta per tutte, implicitamente sottende un non detto che rappresenta il secondo livello di problematicità che vi vogliamo proporre.

Secondo: le persone che usano sostanze sono oggetto di uno stigma sociale che considera riprovevole e innaturale di per sé il loro comportamento. Questo stigma, invece di rappresentare un fattore di protezione e di scoraggiamento dell’uso, alimenta atteggiamenti punitivo/persecutori che determinano in realtà la diminuzione del rispetto nei confronti delle persone dipendenti e del loro stesso valore individuale. Assistiamo ancora una volta a una tragedia che rinforza i dubbi sul senso dell’apparato sanzionatorio, anche alla luce delle conseguenze che esso provoca in assenza di un dibattito coerente e informato nella cittadinanza sulla questione droghe e sulla inefficacia della carcerazione. La legislazione italiana è una delle più severe in Europa; il risultato del meccanismo sanzionatorio applicato alle persone dipendenti fa sì che esse rappresentino il 30% dei detenuti italiani quando, la media europea è al 18%.

Altro dato rilevante è che la percentuale dei dipendenti da sostanza nei nuovi ingressi in carcere per anno è in costante aumento, attestandosi al 39,9% nel 2020 (relazione al Parlamento 2021). FeDerSerD da anni sottolinea, in ogni occasione congressuale e di rappresentanza istituzionale con la politica nazionale, l’assoluta necessità di una revisione organica della legislazione nazionale in materia di dipendenze (DPR 309/90 e successive modificazioni), e di una revisione del sistema di cura adattato alle esigenze correnti. Il Carcere è luogo inadeguato per curare un soggetto con dipendenza patologica; un luogo in cui la persona dipendente può peggiorare le sue condizioni correlate alla sua fragilità complessiva, determinata molto spesso non solo dalla dipendenza, ma anche dalle patologie psichiche e infettivologiche associate.

Il suicidio di Donatella, l’impotenza del padre e la disperazione del giudice mettono in pesante discussione il sistema d’intervento complessivo; denunciano il fatto che i Servizi, per il grave e progressivo impoverimento delle risorse, e lo spreco di energie in attività burocratiche, non riescono a fare più il lavoro che potrebbero fare; sottolineano che le posizioni ideologiche nello scegliere strumenti e servizi è dannoso per la salute e vedono il Carcere come un luogo dove una disperata storia di dipendenza può trovare anche tragici epiloghi. Se tutto questo potrà lasciare una traccia, un messaggio per la Società tutta e per le decisioni legislative allora potremo ritenere che questa ennesima storia di sofferenza e fallimento non sia avvenuta invano.”

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