I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE E LE DIFFICOLTA' DI ACCOGLIENZA DEI CENTRI SPECIALIZZATI

data di pubblicazione:

20 Agosto 2022

La notizia della riduzione dei posti letto, da 20 a 5, presso il Centro Disturbi del Comportamento Alimentare del San Raffaele di Milano, ha suscitato molta preoccupazione  presso alcune associazioni che si occupano di queste malattie, soprattutto in un momento in cui i casi che hanno coinvolto i giovani durante la pandemia sono aumentati del 30%.

Sul settimanale VITA è possibile leggere la preoccupazione, da parte di associazioni del territorio, sul fatto che riducendo il numero di posti letto presso questo centro per il trattamento dei DCA (punto di riferimento per tutto il territorio nazionale) si riduce ancora di più la possibilità da parte delle famiglie di accedere a servizi che già prima della pandemia erano carenti.
Secondo Stefano Tavola, presidente dell’associazione MI Nutro di Vita, “(…) Ancora oggi si continua a morire di anoressia e bulimia non perché siano malattie incurabili, ma perché non ci sono sufficienti centri specializzati e laddove ci sono, non si riesce ad accede per tempo”.
In questo momento si stima che in Italia siano 3 milioni gli adolescenti che soffrono di queste patologie, e che l’età di esordio, anche a causa del lockdown, sia scesa da quindici a tredici anni.  Anche la distribuzione sul territorio di centri specializzati è molto disomogenea, con il risultato che le persone si devono spostate anche molto lontano per accedere ai servizi.
Il problema, sostiene Altavilla è che “(,,,) Quando le ragazze e i ragazzi hanno accesso alle cure ospedaliere sono già molto gravi», hanno atteso cinque, sei, sette mesi prima di superare le già chilometriche liste d’attesa per i ricoveri e questo ha aggravato i quadri clinici e favorito la cronicizzazione dei disturbi, fino ad esiti terribili”. Secondo fonti interne all’ospedale non solo le richieste di aiuto sono aumentate considerevolmente, ma anche i tempi di ricovero si sono allungati, probabilmente dovuti al fatto che i giovani arrivano i condizioni sempre peggiori, per cui dalle 4/6 settimane di media di permanenza presso il centro si è passati a 14 settimane, con una lievitazione dei costi per l’ospedale.
Tutta questa situazione ha portato alle dimissioni del primario Stefano Erzegovesi, “(…) perché i letti sono stati tagliati, con dimissioni anticipate di pazienti che non erano ancora nelle condizioni di essere dimessi, e con uno spostamento dei soli 5 letti da un reparto specializzato alla psichiatria normale, un reparto non adatto per questo tipo di patologie che vanno trattate in modo specifico”.
La risposta del direttore sanitario del San Raffaele, interpellato sulla questione, sostiene che la riduzione dei posti letto è dovuta  ad un cambiamento dei percorsi clinici adottati, più aderenti ai protocolli e quindi più efficaci, e che nessun paziente è stato abbandonato.

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