EPATITI: AMPLIARE LO SCREENING PER UNA INDIVIDUAZIONE PRECOCE DEI VIRUS

data di pubblicazione:

18 Agosto 2022

Il 28 luglio si é celebrata la Giornata mondiale delle epatiti promossa dall’OMS, un’occasione anche in Italia per  fare il punto sulle epatiti virali e sul loro impatto sulla salute pubblica. Per l’occasione è stato promosso, dal Ministero della Salute, un  incontro istituzionale dal titolo “Epatiti virali, una priorità da non trascurare”.

Obiettivi prioritari dell’incontro, avvenuto tra comunità scientifica e referenti  istituzionali, sono quelli di mettere in campo strategie efficaci per combattere queste patologie che, se non individuate e  curate precocemente, possono portare nel tempo a complicanze  anche fatali.
Se l’obiettivo dell’OMS è eradicare l’HCV entro il 2030 a livello globale, nel nostro paese le priorità sono quelle legate ad un aumento dello screening dell’epatite C da parte delle Regioni, un ampliamento della prevenzione per l’HBV e l’ approvazione della nuova terapia per l’epatite Delta.
Se ogni epatite ha bisogno di interventi specifici, è anche vero che, come sottolinea Alessio Aghemo,  segretario Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), ” (…) Le esigenze comuni a tutte, soprattutto le più gravi (Hbv, Hcv, Hdv) sono prevenzione, identificazione, trattamento. La prevenzione riguarda un intervento complessivo su tutti i fattori che hanno un effetto negativo sulla salute del fegato: consumo di alcolici, obesità, controlli irregolari. L’identificazione dei malati richiede delle capillari campagne di screening, soprattutto per l’epatite C, per la quale vi è lo stanziamento di 71,5 milioni per lo screening gratuito per fasce di età e in popolazioni chiave”.
Se per l’epatite B, grazie alla vaccinazione obbligatoria dal 1991, il problema è stato quasi risolto del tutto, almeno nella popolazione vaccinata, per il trattamento dell’epatite C (nonostante l’esistenza di terapie risolutive)  permangono problemi legati alla sua individuazione precoce.
Le modalità di trasmissione la rendono molto difficile da individuare e far emergere, anche se i dati dell’AIFA relativi all’anno in corso rilevano un numero di pazienti avviato al trattamento in diminuzione rispetto agli anni pre pandemici, con una stima di trattamento annuali sui 14/15.000.
Per mantenere i numeri sotto controllo viene ribadita l’importanza dello screening, “(…) perché la terapia, oltre a curare il paziente, diventa anche un importante mezzo di prevenzione per bloccare la trasmissione del virus. In questa fase bisogna muoversi in molteplici direzioni: anzitutto, si devono implementare a livello regionale tutte le politiche di screening su popolazioni target come detenuti presso gli istituti penitenziari e persone seguite dai servizi pubblici per le dipendenze (SerD), e far emergere il sommerso nelle fasce d’età previste nel decreto ministeriale. A queste politiche, solo in parte attuate, si dovrebbe aggiungere uno screening opportunistico, per cui si effettua un test ogniqualvolta una persona abbia la possibilità di farlo; ancora oggi vengono scoperti soggetti in fase avanzata di malattie epatica”. Per aumentare lo screening per l’epatite C e stare in linea con gli obiettivi dell’OMS risulta fondamentale il lavoro dei medici di Medicina generale per l’individuazione dei pazienti a rischio, ampliando in questo modo lo screening a fasce di popolazione non definite.

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