I SERVIZI PER LE DIPENDENZE SI CONFRONTANO CON STILI DI VITA E CULTURE DIFFERENTI: UN SEMINARIO

data di pubblicazione:

25 Maggio 2022

Un seminario di approfondimento fra gli addetti ai lavori, promosso dal Comune di Firenze, dal titolo “Stili di vita e dipendenze: prospettive interculturali” è l’incontro che si è tenuto il 18 maggio scorso a Palazzo Vecchio. Un’occasione importante per fare il punto sui servizi sanitari che si occupano di dipendenze da sostanze e dipendenze comportamentali, anche il relazione ad una popolazione che sta velocemente cambiando come provenienze geografiche e culturali. Gli interventi degli esperti hanno riguardato il tema del consumo di alcol e tabacco,  del Gioco d’azzardo (GDA), del gaming e della trasmissione di due delle principali Malattie a Trasmissione Sessuale (M.T.S.) quali l’HIV e HCV. All’incontro erano presenti anche alcuni consoli di paesi stranieri che hanno comunità importanti residenti in città, perché anche dal loro ruolo dovrebbe passare una maggiore integrazione e informazione sui servizi rivolti a tutti i cittadini. Rispetto al consumo di alcol si è evidenziato come questo comporti sempre un rischio, qualsiasi sia la quantità, soprattutto se alla guida o nei luoghi di lavoro. Il consumo di alcolici é rimasto sempre sostenuto, anche durante la pandemia, quando la commercializzazione di alcolici si è spostata in parte sull’e-commerce (dove politiche di controllo sono assenti), ma anche grazie al tipo di narrazione che ne viene fatta. Ciò lo ha spesso reso un elemento socializzante imprescindibile per tante culture, non ultimo per il fatto che la vendita di alcolici rappresenta in Italia e nel mondo un settore economico molto remunerativo con cui le politiche sociali e sanitarie devono confrontarsi. Quest’ultimo aspetto è in comune con un’altra sostanza, sempre molto consumata, e che spesso viene abbinata all’alcol, ossia il fumo di tabacco. Questo doppio utilizzo non fa che aumentare i rischi per i consumatori, ma come per l’alcol anche le sigarette sono un’abitudine socialmente accettata da tante persone, soprattutto giovani, nonostante i rischi che comporta fumare.
Sempre rispetto all’alcol, uno degli interventi ha sottolineato come l’approccio storico dei servizi per le dipendenze, in particolare quello legato al consumo di sostanze,  sia stato pensato prevalentemente come rivolto ai cittadini italiani e in particolare agli uomini, mentre oggi la situazione è cambiata, le fasce di popolazione maggiormente vulnerabili (nel senso che hanno maggiore difficoltà nel venire in contatto con i servizi per vari motivi) sono rappresentate dalle donne, dai giovani e dai migranti. Di fronte a questo scenario vanno rinnovate le azioni di prevenzione e i modelli di presa in carico, trattamento e cura delle persone che si rivolgono o arrivano ai servizi. Per confrontarsi e accogliere questa diversità non solo risulta fondamentale adottare un approccio interculturale, che tenga in considerazione le differenze di valori di cui sono portatrici le comunità straniere, ma anche rafforzare e allargare la rete dei servizi pubblici e privati, così da implementare l’offerta di cura. Interventi sanitari e interventi sociali si devono integrare tra loro, con l’obiettivo di rendere maggiormente efficaci le azioni preventive, sempre tenendo in considerazione le specificità che caratterizzano queste fasce di popolazione maggiormente vulnerabili. L’altro aspetto che è emerso durante il seminario è l’importanza di fare conoscere i servizi esistenti, troppo spesso “nascosti nell’ombra” per via delle tematiche con cui si confrontano, e che vengono riconosciuti solo per gli aspetti negativi a cui possono condurre certi stili di vita. Per fare questo l’indirizzo è implementare il lavoro di prevenzione, intesa come una maggiore e mirata informazione sui rischi del consumo di sostanze (in particolare alcol e tabacco) e sulla formazione di operatori che si confrontano con le diverse fasce di popolazione. Alcuni esempi di formazione mirata sono rappresentati dal lavoro svolto dai Servizi per le dipendenze con gli operatori dei centri di accoglienza per migranti e con i mediatori culturali, con lo scopo di dotare questi professionisti di strumenti per affrontare con maggiore efficacia le problematiche del consumo di sostanze.
Per quanto riguarda il gioco d’azzardo, che può diventare una vera e propria forma di dipendenza, i numeri dicono che l’Italia è uno dei paesi che gioca di più nel mondo, spendendo più di 100 miliari di euro (stima del 2019) in un solo anno. Rispetto alla Toscana  il gioco si declina maggiormente nella forma del gratta e vinci, praticato per lo più dalle donne, ma trasversale a molte categorie di cittadini, e seguito subito dopo dall’enalotto e dalle scommesse sportive, praticato soprattutto dai maschi. Ma chi sono i giocatori d’azzardo? Sono sia uomini che donne (i primi al 51,1%, le seconde al 34,4%), di età per gli uomini soprattutto tra i 40/49 anni e per le donne 50/59 anni, ma con l’avvento della pandemia anche la fascia di popolazione più giovane ha cominciato a giocare, soprattutto on line, iniziando in età molto giovane (14 anni).
Rispetto al tema dei disturbi da gaming è stata esposta una serie di progetti e strumenti di prevenzione importante, legata naturalmente al mondo del web e al suo stile comunicativo. Canali di richiesta di informazioni, consulenza e aiuto on line sono solo alcune delle strategie messe in campo per affrontare questa problematica che è diventata ancora più evidente con l’avvento della pandemia da Covid-19. Rispetto al tema delle Malattie a Trasmissione Sessuale (M.T.S.) si è sottolineato il fatto positivo che il virus ormai non si trasmette più attraverso l’uso di sostanze come negli anni ’80, ma si trasmette per quasi il 90% attraverso rapporti sessuali e questo implica un’ attenzione, che va rinnovata, verso certi stili di vita e comportamenti che possono essere considerati a rischio. Purtroppo su queste malattie è calato il silenzio e questo seminario rappresenta una delle poche occasioni per poterne parlare apertamente.

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