E' UN PECCATO. LA DIFFUSIONE DEL VIRUS HIV NELLA COMUNITA' LGBT DELLA LONDRA ANNI 80'

data di pubblicazione:

15 Febbraio 2022

E’ attraverso le vicende di quattro giovani, che si ritrovano a vivere insieme in un appartamento della Londra anni 80’, in piena era Margaret Thatcher, che si viene a conoscenza nel paese di una malattia che qualcuno definirà il “cancro dei gay”, già in piena diffusione negli Stati Uniti. Ma un cancro può essere gay, si chiede uno dei protagonisti?” IT’S A SIN è una miniserie televisiva inglese che affronta il tema della diffusione del virus HIV e dei morti di AIDS soprattutto tra la comunità LGBT di quegli anni, ma lo fa alternando momenti di pura gioia e divertimento, personali e collettivi, a momenti di angoscia e disperazione per la morte di amici e amiche provocati da una malattia ancora sconosciuta.Le storie personali dei protagonisti, tutti giovani e con una immensa voglia di conoscere il mondo, rappresentato da Londra e dalla sua vita notturna, si intrecciano con i vissuti di una comunità, quella LGBT, che vive in prima persona e sulla propria pelle il dramma della diffusione del virus HIV. Qual é il peccato? Quello di voler conoscere altre persone e altri mondi al di fuori di quelli di provenienza, spesso omofobi, giudicanti, stereotipati, che non hanno mai accettato e compreso quello a cui questi giovani aspiravano, ossia voglia di libertà, indipendenza, non solo economica, ma soprattutto di esprimere liberamente la loro identità, anche sessuale. In questa serie tutto ciò si vede chiaramente, ma: “Pur nella sua confezione narrativa di fiction, It’s a Sin si mostra anche come un documento storico di grande importanza, permettendo agli spettatori di oggi di aprire gli occhi rispetto alla portata di certa omofobia, ancora radicata in certi ambiti. Secondo i media inglesi, poi, la serie ha portato a un aumento considerevole dei test Hiv, obiettivo per cui la sensibilizzazione non è mai abbastanza”.

Ma quello che emerge dalla visione è anche lo scontro tra due mondi, da una parte la musica, i colori, l’abbigliamento e gli atteggiamenti di questi giovani, dall’altra il mondo grigio e tetro degli adulti, specchio di una società conservatrice, rigida e bigotta che non solo si è ben guardata dall’intervenire subito per contrastare la diffusione del virus, ma anzi, ha incolpato della malattia le singole persone, in quanto omosessuali. La malattia era la giusta punizione per il peccato! Ed è toccato a questa generazione doversi difendere, difendere il diritto alle cure e a farsi riconoscere come persone titolari di diritti. Questa battaglia ha sicuramente rafforzato un movimento già da qualche anno esistente, che ha sicuramente avuto il merito di portare alla luce una situazione che tante, troppe persone hanno fatto finta di non vedere o hanno ignorato deliberatamente.

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