ARLACCHI: PERICOLOSO VIA LIBERA ALLE DROGHE CON IL REFERENDUM

data di pubblicazione:

11 Gennaio 2022

Secondo Pino Arlacchi, ex vice-presidente dell’ONU e fra i massimi esperti di politiche antidroga, i quesiti referendari proposti sarebbero assai pericolosi, in quanto consentirebbero la coltivazione di qualsiasi pianta attualmente proibita, compreso oppio e coca. Inoltre, il secondo quesito proposto toglierebbe ogni sanzione penale rispetto alle condotte legate alla cannabis, aprendo di fatto alla sua legalizzazione.  

In una sintesi dell’articolo originariamente scritto per Il Fatto Quotidiano (non disponibile perché riservato agli abbonati), Arlacchi critica in modo feroce la proposta referendaria, che aumenterebbe nella sua interpretazione il potere delle organizzazioni criminali attive nella produzione e nel traffico transnazionale di sostanze illegali. “Altro che piccole piantine per uso personale, altro che depenalizzazione di piccole quantità. Arlacchi è andato a verificare – con un complicato studio delle norme in via di abrogazione – che cosa vogliono i referendari e ha raccontato al “Fatto quotidiano” come ha scoperto che in realtà la proposta fa proliferare la droga. Due dei tre quesiti proposti ai cittadini frodano spudoratamente il loro lettore.“ Il primo quesito non consente semplicemente di coltivarsi un paio di piantine in casa propria, esso abolisce sic et simpliciter il divieto di coltivare qualunque pianta stupefacente in qualunque ordine di quantità in qualunque posto designato: libertà di coltivare oppio, coca e cannabis. A volontà e ovunque. Per la gioia di spacciatori e trafficanti di stupefacenti, dunque.  Andiamo ancora peggio col secondo quesito. Il secondo quesito – spiega il professore – “non depenalizza soltanto la vendita di piccole quantità di cannabis, ma toglie ogni sanzione penale per qualunque reato collegato alla stessa. Il mercato viene legalizzato da cima a fondo.

Tutto questo consentirebbe a quelli che Arlacchi definisce “i network mafiosi” di mantenere inalterato il loro potere criminale. E non avrebbero nemmeno bisogno di cercare cocaina prodotta in Colombia ed eroina in Afghanistan. Basterebbe più facilmente la droga a chilometro zero, tanto per usare un gergo ormai familiare. Non ci sarebbe più “il disturbo di andarsi a cercare le materie prime in posti lontani e di negoziare logistica e prezzi con i narcos o le mafie mediorientaliLa partita la vincerebbero ‘ndrangheta, camorra e mafia sul mercato interno.

“Fa ridere”, accusa Arlacchi, “l’argomento che, dato il via libera alla coltivazione di tutti gli stupefacenti, il mantenimento del divieto di raffinazione e commercio delle droghe pesanti sia in grado di stoppare il comando criminale del loro mercato. Una sorveglianza efficace delle coltivazioni ex-illecite sul territorio nazionale sarebbe impossibile perché richiederebbe un apparato mostruoso, pari alle dimensioni dell’esercito italiano.

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