IL REFERENDUM COME OCCASIONE PER DIBATTERE DELLA QUESTIONE SOSTANZE

data di pubblicazione:

19 Settembre 2021

Sulla raccolta di firme per il referendum abrogativo di alcuni aspetti dell’attuale legge sulle droghe, si è già molto scritto e dibattuto, anche per l’innegabile successo della raccolta di firme necessarie per la sua presentazione. Secondo Riccardo Gatti, medico del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, al di là del pensiero di ciascuno, il referendum potrebbe rappresentare un’occasione importante per ritornare a un dibattito pubblico allargato sulla questione “droghe”. Dopo anni di marginalizzazione delle sostanze lecite e illecite nei mass media, che ne hanno parlato soprattutto in relazione all’ordine pubblico, la partecipazione popolare che si sta manifestando nella raccolta firme sembra infatti segnare la volontà di un ampio confronto pubblico. Scrive Gatti: “Poi, quasi all’improvviso (anche se non è propriamente così), dopo un dibattito mediatico conseguente alla serie Netflix su San Patrignano che ci aveva riportato a temi di contrapposizione risalenti più o meno a quarant’anni fa, e nel bel mezzo di una pandemia che sembra ormai il principale oggetto di attenzione di tutti i media, quasi non esistessero più altri problemi, anche gravi, arriva una proposta referendaria “sulla depenalizzazione della cannabis” che raccoglie un numero di adesioni altissimo, in un tempo molto breve.

In realtà il referendum per cui si stanno raccogliendo le adesioni, da ciò che ne ho capito, propone l’abrogazione di quanto, nella legge in vigore, riguarda il reato di coltivazione per una serie di piante contenenti sostanze stupefacenti, non solo la cannabis con Thc, ma ad esempio anche la coca o l’oppio (difficilmente coltivabili alle nostre condizioni climatiche) ed i funghi allucinogeni. Poi abroga quanto previsto come pena detentiva per chi coltiva, produce o commercializza la cannabis e limita alcune sanzioni amministrative, oggi comminabili per il suo possesso. Essendo un referendum abrogativo, può solo abrogare alcuni articoli della legge in vigore, ma, sebbene esprima così un preciso orientamento popolare, non può definire come il legislatore, successivamente alla eventuale riuscita del referendum, riformulerà la legge, pur tenendone conto.

Il tutto viene rappresentato dai media come la contrapposizione tra i favorevoli al referendum (che vogliono legalizzare la cannabis) ed i contrari (che non la vogliono legalizzare). In realtà non è propriamente così. I cittadini partecipando al referendum, potrebbero anche esprimersi contro le abrogazioni degli articoli di legge proposti. Questo metterebbe fine, almeno per un po’ di anni, a qualunque processo di legalizzazione della cannabis e, ovviamente, di altre sostanze illecite. Di conseguenza, essere favorevoli alla effettuazione del referendum, non significa, necessariamente, essere favorevoli alla legalizzazione della cannabis, ma essere favorevoli ad un esercizio democratico, attraverso cui i cittadini possano esprimersi in proposito su alcuni articoli di legge, con un esito che non è scontato.

Ciò che ne deriva è che l’attuale proposta referendaria, può anche essere l’occasione per rivedere o riconfermare il nostro pensiero e le nostre regole sul tema droga. Questo considerando che attualmente le sostanze che in Italia provocano più danni per la salute sono quelle lecite (alcol e tabacco) e che l’uso della cannabis, pur essendo una droga illecita, è comunque molto diffuso, spesso anche in chi, mi riferisco ai minori, proprio non la dovrebbe usare, anche se fosse legalizzata. Il fatto che la proposta referendaria abbia raccolto una adesione molto ampia in tempi brevissimi, fa capire come desti un grande interesse e, questo, a sua volta, è collegato ad una parte della popolazione che, su questi temi, ha opinioni che, probabilmente, sono discordanti da quanto viene espresso dalle norme in vigore. Per questo esiste la possibilità di espressione tramite referendum abrogativi.”

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