RELAZIONE EUROPEA SULLE DROGHE – PRIMA PARTE

data di pubblicazione:

14 Giugno 2021

Nei giorni scorsi è stato diffuso il report annuale di European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA), da numerosi anni la principale fonte scientifica a livello europeo sui principali aspetti connessi alle sostanze illegali. La struttura del report è simile a quella degli anni scorsi, tranne per l’ovvio approfondimento dedicato all’impatto della pandemia sui traffici e sui consumi di droga. Rimandando a un successivo articolo l’analisi sulle singole sostanze, di seguito si evidenziano alcuni passaggi relativi alle principali tendenze e novità registrate nel corso del 2020. In primo luogo, i dati raccolti indicano che nel 2020, salvo il periodo di lockdown della primavera, la disponibilità e il consumo di sostanze illegali si è mantenuto su livelli paragonabili a quelli pre-Covid, a eccezione delle sostanze più legate a contesti ludici e ricreativi. In secondo luogo, vi sono vari segnali che indicano una crescente complessità e diversificazione dei modelli di consumo (policonsumo, uso improprio di benziodiazepine, aumento sul mercato di cannabiniodi sintetici, maggiore consumo di alcol e di psichedelici, come l’LSD e di droghe dissociative come la ketamina). In terzo luogo, i blocchi alle frontiere e le misure di distanziamento sociale introdotte a causa della pandemia hanno determinato cambiamenti nelle modalità di spaccio da parte delle reti criminali, con un sempre maggiore ricorso a modalità di consegna mediate da servizi online criptati.

Di seguito, si riportano alcuni passaggi della prefazione e dell’introduzioen del rapporto: “Nonostante gli sforzi per il contrasto, tutti i nostri indicatori di routine indicano che all’inizio del 2020 il mercato europeo della droga è stato caratterizzato dalla diffusa disponibilità di una gamma diversificata di droghe aventi purezza o potenza sempre più elevate. Ciò è dimostrato dai grandi sequestri di cocaina e altre droghe che abbiamo osservato nel corso del 2020. Da una serie di indicatori emerge inoltre che i modelli di consumo stanno diventando più complessi e che le persone che fanno uso di droghe beneficiano dell’offerta di una maggiore selezione di sostanze. La situazione sopra descritta sta generando vari danni alla salute dovuti al consumo di sostanze nuove o all’interazione degli effetti quando si utilizzano combinazioni di più sostanze. Ciò mi conferma che dobbiamo investire di più nella conoscenza delle implicazioni dei modelli di poliassunzione e in che modo queste possano determinare maggiori danni. Ne è un esempio la crescente preoccupazione sull’uso improprio di benzodiazepine, destinate a usi diversi da quello terapeutico, o quelle che compaiono sul mercato delle nuove sostanze psicoattive come nuove benzodiazepine. Queste sostanze possono essere nocive di per sé ma, se combinate con oppiacei o alcolici, aumentano anche il rischio di overdose, nonostante il loro ruolo possa passare inosservato. Questo tipo di poliassunzione, e più in generale la crescente rilevanza delle sostanze sintetiche, evidenzia l’urgente necessità di un ulteriore sviluppo delle risorse forensi e tossicologiche se intendiamo comprendere meglio e affrontare i problemi sempre più complessi connessi alla droga che ci troviamo a fronteggiare nel presente. Come vedremo dai dati illustrati in questo documento, la cannabis è un altro settore in cui i problemi da affrontare sono sempre più complessi e che non possono che aumentare in futuro. Stiamo assistendo, in parte a causa degli sviluppi al di fuori dell’Unione europea, alla comparsa di nuove forme di cannabis e di nuove modalità di consumo. In Europa, inoltre, crescono le preoccupazioni in merito alla disponibilità di prodotti ad elevata potenza, da un lato, e alle modalità di risposta ai prodotti a basso contenuto di THC, dall’altro. I cannabinoidi sintetici, e i rischi per la salute che comportano, non fanno che complicare ulteriormente questo quadro, come dimostrano i decessi legati all’uso di tali sostanze segnalati nel 2020 e il fatto che recentemente abbiamo dovuto lanciare allarmi concernenti la salute pubblica per denunciare la presenza sul mercato di prodotti naturali a base di cannabis adulterati con cannabinoidi sintetici estremamente potenti. (…) La produzione e il traffico di stupefacenti sembrano essersi rapidamente adattati alle restrizioni connesse alla pandemia e abbiamo riscontrato pochi elementi che indichino importanti interruzioni nell’approvvigionamento. Le misure di distanziamento sociale possono aver inciso sul commercio al dettaglio di stupefacenti, ma questo sembra aver incrementato il ricorso a nuove tecnologie per facilitare la distribuzione della droga, accelerando probabilmente la tendenza registrata negli ultimi anni, di un mercato sempre più digitalizzato. Bisogna considerare come aspetto positivo che la tecnologia abbia anche creato opportunità per rispondere ai problemi connessi alla droga. Lo vediamo nel modo in cui molti servizi correlati alla tossicodipendenza in Europa hanno dato prova di resilienza adottando approcci di telemedicina che consentono loro una continuità nell’opera di sostegno alle persone che consumano droghe in questo periodo difficile.

Una delle principali conclusioni del nostro lavoro è che il mercato della droga è stato particolarmente resiliente alle interruzioni causate dalla pandemia. I narcotrafficanti si sono adattati alle restrizioni sugli spostamenti e alla chiusura delle frontiere. A livello di commercio all’ingrosso ciò trova riscontro in alcuni cambiamenti dei circuiti e dei metodi, con un maggior ricorso al contrabbando tramite container intermodali e catene di approvvigionamento commerciali e un minor ricorso ai corrieri umani. Sebbene i mercati della droga al dettaglio per strada siano stati interrotti durante i primi lockdown e si siano registrate carenze localizzate, sembra che i trafficanti e gli acquirenti di stupefacenti si siano adattati sfruttando maggiormente servizi di messaggistica criptata, applicazioni per social media, fonti online e i servizi postali e di consegna a domicilio. (…) Dalle informazioni disponibili emerge che le eventuali riduzioni del consumo di droga osservate durante i primi lockdown sono rapidamente scomparse quando sono state allentate le misure di distanziamento sociale. In termini generali, sembra che vi sia stato un minore interesse dei consumatori per le droghe solitamente associate a eventi ricreativi, come l’MDMA, e un maggiore interesse per quelle legate al consumo domestico.  (…) I dati dei sondaggi online delle persone che auto-dichiarano il consumo di droghe suggeriscono anche un maggiore consumo di alcol e una maggiore sperimentazione di psichedelici, come l’LSD e la 2C-B (4-bromo-2,5-dimetossifeniletilamina), e di droghe dissociative come la ketamina. Questo dato coinciderebbe con una crescita della domanda di sostanze potenzialmente ritenute più adatte al consumo domestico. I dati dei sondaggi suggeriscono anche che probabilmente chi faceva uso saltuario di droghe prima della COVID-19 abbia ridotto o addirittura cessato il consumo durante la pandemia, mentre i consumatori più regolari l’abbiano aumentato. Sebbene tali risultati siano preliminari e richiedano un approfondimento, potrebbero avere implicazioni importanti qualora i cambiamenti osservati dovessero essere comprovati e persistano nel prossimo futuro. Tra i possibili sviluppi preoccupanti associati alla pandemia vi è l’osservazione riguardante alcuni paesi che potrebbero registrare un aumento della disponibilità e del consumo di cocaina crack. Desta preoccupazione anche la disponibilità di dosi più piccole o di confezioni più economiche di eroina, crack e benzodiazepine. I problemi connessi alla droga spesso si registrano tra gruppi emarginati, come i senzatetto, e in generale chi soffre di problemi connessi alla droga spesso può contare sull’economia di attività sommerse. È probabile che questi gruppi siano stati economicamente penalizzati dalle misure di distanziamento sociale e possano essere particolarmente vulnerabili ad eventuali future difficoltà economiche generate dalla crisi attuale. Inoltre sono state rilevate crescenti preoccupazioni in merito all’abuso di benzodiazepine destinate a usi diversi da quello terapeutico o di benzodiazepine non autorizzate per uso medico in Europa, che compaiono sul mercato delle droghe illecite. L’aumento del consumo di benzodiazepine è stato osservato tra i tossicodipendenti ad alto rischio, i detenuti e alcuni gruppi di consumatori di droga per scopi ricreativi, il che riflette potenzialmente l’elevata disponibilità e il basso costo di tali sostanze e i problemi di salute mentale legati alla pandemia. Nel 2020 è stato registrato un aumento degli accessi ospedalieri in emergenza correlati alle benzodiazepine rispetto al 2019 da un campione di ospedali sentinella. Le relazioni indicano che, nel corso del 2020, la coltivazione di cannabis e la produzione di droghe sintetiche nell’Unione europea sono proseguite ai livelli pre-pandemici. È stata osservata una diversificazione dei circuiti del narcotraffico, con un incremento del contrabbando di cannabis e eroina via mare, per aggirare la chiusura delle frontiere terrestri, che ha portato a grandi sequestri nei porti europei. Sono stati osservati alcuni cambiamenti nelle località di partenza della cocaina trasportata dall’America latina verso l’Europa. Tuttavia, non è stato rilevato alcun calo della fornitura”.

LINK AL RAPPORTO (ITALIANO)

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