HIKIKOMORI: LAVORARE SULLA PREVENZIONE

data di pubblicazione:

11 Giugno 2021

Chiara Illiano, coordinatrice per l’area psicologica di Hikikomori Italia onlus per la Regione Lazio, in un’intervista all’agenzia Dire, affronta alcuni temi legati al fenomeno Hikikomori. In primis, Illiano spiega come il disturbo non sia assimilabile a una patologia psichiatrica, ma a una condizione di profondo disagio dell’individuo rispetto al sistema sociale che può generare psicopatologia se non viene affrontata. Secondo la psicologa: “È importante però che l’Hikikomori sia considerato e affrontato dall’intera società e non come condizione individuale e psicologica del singolo: in primo luogo perché riconoscere la pressione sociale può aiutare ad allentare lo stress e il disagio che molti adolescenti vivono; in secondo luogo perché le persone colpite da Hikikomori sono ego-sintoniche e non realizzano di avere un problema. Dobbiamo quindi lavorare sulla società, sulla forte e non sana competizione, ma anche e soprattutto sulla scuola che purtroppo mira a far emergere i talenti individuali e non il lavoro collettivo. La migliore cura, alla luce di questo, è la prevenzione.” Un altro punto sollevato nell’intervista riguarda l’impatto avuto dalla pandemia su quanti vivono questa condizione. “C’erano persone in ritiro da tanto tempo e che con il lockdown avevano vissuto qualche miglioramento- racconta Illiano- perché tutti eravamo fermi, immobili, uguali. Venendo meno le relazioni e la pressione alla realizzazione sociale durante la fase emergenziale della pandemia, queste persone sono state apparentemente meglio. Ma è stato un momento circoscritto perché in conseguenza della riapertura c’è stato un netto peggioramento. Abbiamo anche notato un incremento nelle richieste di aiuto, soprattutto dall’autunno, sia da parte dei genitori che dei ragazzi, perché il ritiro dalla realtà è stato ancora più forte”. Infine, sulle possibili strategie di prevenzione e di cura, è fondamentale il ruolo della scuola e del gruppo familiare: “Per affrontare il fenomeno Hikikomori e risolverlo c’è bisogno di lavorare molto sulla formazione dei professionisti, oltre che sulla scuola. È fondamentale che sia coinvolta la scuola, certamente, le famiglie ma anche che si crei una rete virtuosa per restituire all’adolescente la fiducia nel mondo e nella società– spiega Illiano- per questo organizziamo gruppi di auto aiuto e ascolto, in cui facciamo anche informazione, oltre che formazione. Questo consente agli stessi genitori di aiutare e sentirsi aiutati da altre famiglie, generando una rete di mutuo aiuto. E poi bisogna agire sui fratelli, con i quali creiamo gruppi con psicologi-facilitatori per capire il fratello o la sorella nei confronti dei quali spesso i fratelli si sentono in colpa. I ragazzi coinvolti dal fenomeno Hikikomori non vogliono recarsi dallo psicoterapeuta, per cui è bene organizzare anche incontri domiciliari di psico-educazione. Nel Lazio abbiamo attivato dei servizi di questo tipo, con professionisti più giovani che si avvicinano maggiormente agli adolescenti, per lavorare sulla ri-socializzazione e autostima”, conclude Illiano.”

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