COVID, STRESS E AUMENTO DEI CONSUMI DI ALCOL E SOSTANZE PSICOATTIVE

data di pubblicazione:

21 Marzo 2021

Riportiamo qui alcune interessanti osservazioni apparse recentemente in una pubblicazione di Stefano Canali in un articolo dal titolo Reazioni emotive al Covid-19 e aumento del consumo di alcol e droghe. L’autore riporta la tesi corredata da una ricca bibliografia di studi recentissimi che convergono sull’individuazione di un nesso di cause-effetto tra pandemia e aumento del consumo di alcol e sostanze psicoattive. Diverse ricerche indicano aumenti sostanziali nel consumo di alcol (10-23%), cannabis (6-8%), altre droghe (3%) (Ipsos, 2020a,b,c; Morning Consult, 2020; Rotermann, 2020). Ma più nel particolare, viene descritto uno studio (di Taylor et al., 2020) che parte dall’individuazione di due possibili risposte emotivo-comportamentali estreme allo stress da Covid-19: la Sindrome da stress traumatico e la Sindrome da disinteresse per il Covid-19. Seppur di segno apparentemente opposto, le ricerche empiriche condotte su un campione dei due gruppi, evidenzia come esitino entrambe in un aumento dell’uso di alcol e droghe. Un recentissimo studio su un campione di oltre 3000 adulti ha provato a comprendere in che modo queste due opposte reazioni emotive alla pandemia siano correlate all’aumento del consumo di sostanze psicoattive legali e di droghe (Taylor et al, 2021). Anche se in entrambi i gruppi che hanno manifestato opposte ed estreme reazioni al Covid-19 si sono rilevati aumenti del consumo di alcol e altre sostanze psicoattive, lo studio ha dimostrato che l’aumento correla più fortemente con la sindrome da stress traumatico.  Ma vediamo più nel dettaglio come vengono descritte queste reazioni emotive estreme, tali da assumere la fisionomia di vere e proprie sindromi.
Sindrome da stress traumatico da Covid-19
E’ definita esser ben più di una normale ansia da contagio poiché connotata da specifici comportamenti che vanno dalla preoccupazione di entrare in contatto con oggetti o superfici contaminate, l’ansia per l’impatto socioeconomico della pandemia sulla propria vita personale, la xenofobia (come paura che gli stranieri stiano diffondendo il virus); ma la sindrome si manifesta anche attraverso altri sintomi, ad esempio quelli tipici da stress traumatico, come: alterazione del sonno, incubi, alterazione del comportamento alimentare, ritiro, apatia. Infine, la sindrome è caratterizzata dalla ricerca compulsiva di informazioni legate alla COVID-19, comportamento questo che sfocia spesso in un effetto paradosso: l’aumento delle informazioni, dei dati sulla pandemia e sulle infezioni, tende poi a far aumentare nuovamente le paure.
Sindrome da disinteresse per il Covid-19
La reazione estrema opposta, a questa di tipo ansioso e traumatico, è una sindrome individuata da una rete di tratti comportamentali problematici, quali: la convinzione di avere una solida salute fisica contro il COVID-19; la convinzione che la minaccia del COVID-19 sia stata esagerata; il disinteresse per il distanziamento sociale. Rappresenta la reazione “in cui le persone hanno risposto in modo negligente alle regole di distanziamento interpersonale, rifiutandole e trasgredendo le altre restrizioni come il lockdown, il coprifuoco serale, credendo che il pericolo del COVID-19 sia stato strumentalmente esagerato”.
In conclusione, non solo un numero sempre più significativo di ricerche sembrerebbe dimostrare come vi sia stato un aumento nell’uso di sostanze psicoattive (legali ed illegali) a seguito della pandemia; ma emerge anche come i consumatori descrivano quest’uso delle sostanze come un modo, seppur problematico e potenzialmente patogeno, di far fronte all’ansia e alle paure che questa emergenza sanitaria stanno sollevando ed esasperando (Rodriguez et al., 2020).

QUI l’articolo completo

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