MAFIE, AZZARDO E CANNABIS IN ITALIA: L'OPINIONE DI DE RAHO (PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA)

data di pubblicazione:

24 Gennaio 2021

Intervistato dal settimanale L’Espresso, il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho afferma che a suo parere sarebbe necessario, anche al fine di contrastare più efficamente le organizzazioni mafiose nel nostro paese, cambiare la legislazione sulla cannabis, definita come vetusta. Grande preoccupazione è espressa dal magistrato in merito all’operato delle mafie durante la pandemia: l’attenzione investigativa è massima per fermare le infiltrazioni mafiose nell’economia legale e nel gioco d’azzardo. “Attualmente qual è la proiezione delle organizzazioni criminali?
«È quella delle grandi attività che possono dirsi più redditizie. Fra tutte – estorsione, usura, contrabbando – è il traffico di droga che moltiplica per tre ad ogni passaggio il valore della merce: è fonte di una ricchezza straordinaria, e quando questa si traduce in danaro contante si comprende l’esigenza di reinvestire nell’economia legale. Le organizzazioni criminali reinvestono in società di capitali. Non utilizzano più violenza e intimidazione per infiltrarsi, ma lo strumento della convenienza, mediante l’offerta di servizi illegali. Le false fatturazioni, ad esempio, costituiscono il mezzo per avvicinare e, quindi, aggregare imprese “sane” che, in momenti di difficoltà come questo che viviamo, possono trovare opportuno l’utilizzo di falsa documentazione».

Le mafie come stanno sfruttando questa pandemia?

La crisi offre nuove opportunità ai gruppi criminali, i settori sono quelli in cui le mafie si sono specializzate sull’onda delle emergenze, come le multiservizi (mense, pulizie, disinfezione), intermediazione della manodopera, filiera del ciclo dei rifiuti, imprese di costruzione; ma anche in quelli che appaiono particolarmente lucrosi, come il commercio di mascherine, oltre che il turismo (bar, ristoranti, alberghi). Le mafie devono collocare liquidità e la loro necessità è acquisire la gestione dei soggetti economici già esistenti, tramite meccanismi di controllo informale, non registrati in studi notarili o camere di commercio. Difendiamo l’economia legale anche col disvelamento dei modi coi quali i gruppi criminali si appropriano delle imprese tramite il versamento di denaro contante, coperto nei modi più disparati come false fatturazioni o prestito a breve termine. Questo consente alle mafie di entrare con i propri capitali assicurandosi il controllo successivo della gestione con i tradizionali mezzi mafiosi, per recuperare il prestito aumentato dall’interesse usurario».

Nel contrasto all’usura in questa fase c’è collaborazione tra soggetti investigativi e mondo della finanza?
«Sarebbe necessaria una maggiore collaborazione dei mondi imprenditoriali, del commercio e della finanza anche nel segnalare al circuito giudiziario antimafia i soggetti a rischio usura. Ci sarebbe bisogno di una cooperazione internazionale più larga, perché l’attenzione che mettiamo in Italia all’analisi dei flussi economici non è presente in eguale misura negli altri paesi, soprattutto alcuni, ove non ci si domanda troppo da dove proviene il denaro. Nel panorama globale la disarmonia dei sistemi è fonte di gravissime anomalie e favorisce la criminalità. È sempre più necessario occuparsi dei paradisi normativi, e non solo dei paradisi fiscali».

Ciclicamente torna invece di attualità il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere che però sembra sempre a un punto morto.
«Credo che sia opportuno, come ho ribadito in commissione Giustizia alla Camera, cambiare la legge sulle droghe perché è vetusta. La legalizzazione delle droghe leggere, con altri interventi, potrebbe sottrarre terreno al traffico internazionale, e avrebbe il vantaggio di far concentrare la fase investigativa sul livello alto delle organizzazioni criminali e sulla filiera economica che ne deriva».

Tra i fenomeni che emergono dalle relazioni della Direzione investigativa antimafia si nota una recrudescenza del gioco illegale, un problema che sembrava accantonato.
«È necessario incrementare il gioco legale per sottrarre risorse alla criminalità organizzata e monitorare in modo puntuale tutta la filiera. Molteplici inchieste hanno dimostrato quanto il gioco illegale sia un indotto gestito dalle mafie e dalla ’ndrangheta; per questo occorre rafforzare la rete di controllo anche online per riuscire a determinare una rete di monitoraggio coordinata»”

LINK ALL’INTERVISTA

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