CORONAVIRUS E HIV – PIU' DIFFERENZE CHE SIMILITUDINI

data di pubblicazione:

22 Ottobre 2020

Il coronavirus come l’Hiv potrebbe non sparire mai.
Secondo l’Oms Sars-CoV-2 potrebbe anche diventare endemico ma la storia e le caratteristiche dell’Aids ci fanno sperare in un buon futuro.
Riportiamo la sintesi di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera in cui si ripercorre la storia del virus dell’HIV e si individuano alcune similitudini con il Covid-19.

Nella storia ci sono virus che hanno fatto la loro comparsa per poi sparire (per esempio la Sars che colpì il mondo nel 2003). Altri invece non se ne sono andati mai via. A che categoria appartiene Sars-CoV 2? È ancora presto per saperlo. «Bisogna mettere sul tavolo tutte le ipotesi. Potrebbe diventare endemico, potrebbe non andarsene mai, come l’Hiv, che però non fa più paura perché abbiamo delle terapie che offrono alle persone una vita lunga e sana» ha commentato Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Che ha precisato: «Non comparo le due malattie, ma bisogna essere realistici. Nessuno può predirlo». La similitudine evocata dall’Oms fra Sars-Cov 2 (che causa Covid-19) e Hiv (che causa l’Aids) è relativa soprattutto ad alcuni aspetti che riguardano la possibilità di controllare la malattia eventualmente per mezzo di farmaci, come avvenuto per l’Hiv, anche in assenza di un vaccino. L’Aids, malattia a trasmissione sessuale (e non per via respiratoria come Covid-19) , negli anni Ottanta era una condanna a morte. Oggi, grazie alla ricerca di antiretrovirali la malattia è cronicizzata. Di Aids non si muore più.

I tempi della comparsa dei virus
Le due vicende, l’attuale pandemia e la diffusione del virus hanno per la verità caratteristiche per molti aspetti assai diverse.

Le principali tappe della storia dell’Aids-Hiv
L’Hiv è stato identificato dopo diverso tempo a seguito delle sue conseguenze, senza però coinvolgere tutta la popolazione – come sta accadendo con Sars-CoV-2.
La vicenda dell’Aids storicamente prese l’avvio nel 1980 (anche se già alla fine degli anni Settanta furono segnalati casi isolati) dall’osservazione di un medico californiano, che notò diversi casi di una polmonite, in genere rara, causata da un protozoo, lo Pneumocystis carinii, che tipicamente colpisce chi ha un sistema immunitario indebolito. I pazienti analizzati da Gottlieb avevano in comune livelli bassissimi di un particolare tipo di globuli banchi, i linfociti T. L’anno successivo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc di Atlanta) a loro volta rilanciarono la segnalazione di un incremento senza apparenti spiegazioni di casi di polmonite da Pneumocystis carinii, prevalentemente in giovani omosessuali e poi di casi di sarcoma di Kaposi un tumore raro. A fronte di ciò si affermò il caso di avere a che fare con una nuova malattia.

L’origine virale
Per anni, all’Aids si accompagnò lo stigma di una malattia che colpisce alcune persone in particolare, gli omosessuali maschi dapprima e poi i tossicodipendenti per via iniettiva. Sebbene già dopo un anno si cominciò a capire che la malattia poteva colpire anche gli eterosessuali. In ogni caso si stava facendo strada l’ipotesi che l’origine del problema fosse virale. Anche in ragione del fatto che stavano aumentando i casi fra gli emofiliaci, persone affette da una patologia che richiede periodiche trasfusioni di sangue. Fu nel 1982 che venne proposto per la prima volta il termine «sindrome da immuno-deficienza acquisita», Aids per la nuova malattia. A dire che si era di fronte a qualcosa di non ereditario, bensì acquisto, anche se ancora non si sapeva bene come, che era in grado di abbattere le difese immunitarie ed esporre così al rischio di infezioni e all’insorgenza di tumori. Nello stesso anno si registrò anche il primo caso di trasmissione materno-fetale dell’Aids.

L’annuncio sul vaccino
Nel maggio del 1983 all’Istituto Pasteur di Parigi il virologo francese Luc Montagnier riporta l’isolamento di un nuovo virus che potrebbe essere l’agente responsabile della trasmissione della malattia. L’anno dopo, nell’aprile del 1984 a Washington venne dato l’annuncio ufficiale che era stato identificato un nuovo virus, l’ Hiv, responsabile dell’Aids. L’allora segretario alla salute Margaret Heckler fece la previsione che il vaccino sarebbe stato pronto per i test entro due anni. Oggi, 32 milioni di morti dopo, il mondo sta ancora aspettando quel vaccino, nonostante negli anni si sono inseguiti annunci trionfanti. Ma una differenza tra i due virus la fa la loro biologia: l’Hiv muta in continuazione, anche all’interno della stessa infezione ed è questo che ha reso la ricerca di un vaccino un’impresa ancora senza risultati.
Sars-CoV2 invece non sembra mutare così tanto, subisce micro mutazioni come gli altri coronavirus e questa caratteristica rende più probabile la possibilità di arrivare a un vaccino.

Gli anticorpi
Altra differenza che sembra delinearsi tra Sars-CoV 2 e Hiv è il tipo di anticorpi che si formano dopo aver contratto il virus.
Ci sono infatti virus, per esempio l’ Hiv, verso cui l’ organismo sviluppa anticorpi, che sono utili a fini diagnostici (infatti dosati nel sangue possono dire se un individuo è venuto in contatto con l’ Hiv), ma che non sono capaci di impedire al virus di fare i suoi danni e quindi non forniscono immunità.
Altri virus, al contrario, vengono resi innocui dagli anticorpi «neutralizzanti» prodotti verso di essi, e Sars CoV2 farebbe parte di questa categoria.

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