ADOLESCENTI, SOCIAL MEDIA, LIKE – RISULTATI DI UNO STUDIO

data di pubblicazione:

28 Agosto 2020

Sono gli stessi circuiti cerebrali che vengono attivati ​​dal mangiare cioccolato e quando si vincono dei soldi, quelli che si mettono in funzione nel cervello degli adolescenti, quando ricevono un gran numero di “like” sulle loro foto e sui loro commenti pubblicati in un social network.

È quello che risulta da uno studio realizzato dai ricercatori dell’Università della California (UCLA) e pubblicato dalla rivista Psychological Science , che per la prima volta hanno “scansionato” con la risonanza magnetica funzionale il cervello di un gruppo di teenager mentre erano connessi a una rete virtuale che riproduceva le dinamiche di Facebook e Instagram.

Sono stati coinvolti 32 adolescenti fra i 13 e i 18 anni. È stato detto loro che stavano partecipando a una piccola rete virtuale simile alla popolare piattaforma per la condivisione di fotografie, Instagram.

I ricercatori hanno mostrato ai ragazzi 148 fotografie sullo schermo di un computer per 12 minuti, tra le quali 40 immagini realizzate personalmente dai ragazzi, ricostruendo le dinamiche e le reazioni che si verificano quando un adolescente interagisce in rete, e analizzando nel frattempo la loro attività cerebrale con l’MRI.

Ogni foto riportava anche il numero di “like” ricevuto dagli altri ragazzi – in realtà il numero era quello appositamente assegnato dai ricercatori per studiare le reazioni dei giovani.

Solo alla fine della procedura, ai partecipanti è stato detto che il numero di apprezzamenti sulle loro fotografie era stato deciso dai ricercatori.

A fronte di un numero significativo di “like” è stata riscontrata un’attivazione di molte regioni del cervello, una risultata particolarmente attiva è il nucleus accumbens, che fa parte del circuito di ricompensa del cervello (si pensa che giochi un ruolo importante nei meccanismi di rinforzo, nella risata, nella dipendenza, nell’elaborazione delle sensazioni di piacere e paura oltre che all’insorgere dell’effetto placebo).

Si ritiene che questo circuito di ricompensa sia particolarmente sensibile durante l’adolescenza. Alla vista dei “like”, i ricercatori hanno osservato che negli adolescenti si verificava anche l’attivazione di regioni in cui hanno sede il cosiddetto cervello sociale e le aree collegate dell’attenzione visiva.

I ricercatori hanno anche rilevato una dinamica di comportamento parallela: nel decidere se cliccare il “mi piace” su una foto, gli adolescenti erano fortemente influenzati dal numero di “like” ricevuti dai compagni sulle loro proprie immagini.

“Abbiamo mostrato la stessa foto con un sacco di ‘like’ alla metà dei ragazzi e all’altra metà con pochi ‘like'” ha detto la professoressa Sherman.

“Quando hanno visto una foto con più ‘like’, hanno significativamente mostrato una maggiore propensione ad aggiungerne anche loro uno. Gli adolescenti reagiscono in modo diverso alle informazioni quando credono che siano state approvate da molti o da pochi dei loro coetanei, anche se questi pari sono a loro estranei”.

“Nella vita reale degli adolescenti, è molto probabile che l’influenza esercitata dagli amici sia ancora più forte e significativa” ha detto Mirella Dapretto, professoressa di psichiatria e scienze comportamentali della UCLA e autrice senior dello studio.

“Nello studio, il gruppo era formato da compagni virtuali sconosciuti l’uno all’altro, eppure tutti hanno mostrato di rispondere nonostante questo risentendo dell’influenza dei pari. La volontà di adeguarsi si è manifestata a livello cerebrale e in quello su cui hanno deciso di esprimere apprezzamento, mettendo un like” ha detto la professoressa Dapretto.

“Dobbiamo quindi aspettarci che tale effetto risulti ancora più amplificato nella vita reale, quando i ragazzi stanno cercando i like di persone che per loro sono importanti”.

Proprio come altri media, i social media hanno caratteristiche sia positive che negative, spiegano i ricercatori. Molti adolescenti e giovani adulti fanno amicizia online con persone che non conoscono bene, e questo genera preoccupazione nei genitori.
La relazione online  apre la possibilità al fatto che un ragazzo venga più influenzato da persone che potrebbero essere più propense a comportamenti a rischio rispetto ai suoi amici reali. La professoressa Sherman sottolinea tuttavia anche un possibile vantaggio dei social network. “Se gli amici ‘social’ stanno mostrando comportamenti positivi, allora anche il comportamento del ragazzo verrà influenzato positivamente”.

“È quindi molto importante che i genitori siano consapevoli di chi sono gli ‘amici’ con cui interagiscono i loro ragazzi e il genere di contenuti e oggetti che questi ragazzi stanno condividendo online o verso cui esprimono consenso. La costruzione dell’identità da parte degli adolescenti viene influenzata dall’opinione e dal comportamento degli altri.

La tendenza a conformarsi ai pari esiste da sempre, ma i “like” on-line sono diversi, più insidiosi.

Agli adolescenti dello studio sono state mostrate foto “neutrali” – che includevano immagini di cibo e di amici – e foto “a rischio” – con persone che fumavano sigarette, consumavano alcol o indossavano abiti provocanti.

“Per tutti e tre i tipi di fotografie – neutre, rischiose e perfino per quelle fatte da loro stessi – i ragazzi sono stati più propensi a cliccare “mi piace” quanto più altri ragazzi lo avevano già fatto” ha spiegato la professoressa Greenfield.
“L’effetto di conformità, che è stato particolarmente rilevante per le fotografie fatte da loro stessi, dimostra l’importanza e l’influenza dell’approvazione dei pari”.
Mentre gli adolescenti esaminavano le foto rischiose, le aree del cervello associate al controllo cognitivo e alla inibizione della risposta, tra cui la corteccia cingolata anteriore dorsale, i due lati della corteccia prefrontale e e quella parietale laterale, sono risultate meno attivate rispetto a quando osservavano foto neutre .

“Queste aree del cervello sono coinvolte nel processo decisionale e possono inibire dal fare determinate cose, oppure possono dare il via libera per farle” spiega la professoressa Dapretto.

“Vedendo foto che raffigurano comportamenti a rischio sembra diminuire l’attività nelle regioni cerebrali che mettono un freno, probabilmente indebolendo quel “filtro” che permette ai ragazzi di fare attenzione” conclude la studiosa.

The Power of the Like in Adolescence: Effects of Peer Influence on Neural and Behavioral Responses to Social Media
Lauren E Sherman, Ashley A Payton, Leanna M Hernandez, Patricia M Greenfield, Mirella Dapretto
Psychological Science

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