I GIOVANI DEL POST COVID SULLA SCUOLA, RELAZIONI, SALUTE E AMBIENTE

data di pubblicazione:

14 Luglio 2020

Un gruppo di lavoro di ragazzi tra i 15 e i 19 anni, coordinato dall’Unicef, ha elaborato il “Manifesto per il futuro” e al primo posto mette la “partecipazione attiva” per la definizione del calendario scolastico e dei ritmi di lavoro.
Il loro futuro non vogliono soltanto immaginarlo, vogliono costruirlo. Per questo chiedono di essere coinvolti nei processi decisionali che li riguardano più da vicino, primo fra tutti la programmazione del prossimo anno scolastico.

L’UNICEF Italia e l’Ufficio dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia centrale (ECA), con il supporto tecnico dell’Istituto di ricerca dell’UNICEF Innocenti (IRC) di Firenze – in collaborazione con diversi partner nazionali e locali, hanno chiesto a una ventina di giovani provenienti da diverse regioni del paese e rappresentanti di diverse realtà, di delineare attraverso un processo partecipativo un sondaggio online che nel mese di giugno è stato rivolto ai loro coetanei.

Il sondaggio aveva come focus la soddisfazione per la propria vita, le relazioni interpersonali, il benessere economico, la sfera della scuola e del lavoro, l’ambiente e la salute.

All’indagine hanno risposto oltre 2.000 giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni.

I risultati principali dicono che i ragazzi sono in generale soddisfatti della loro vita, preoccupati per il benessere economico e la salute, positivi sull’ambiente e sulle relazioni sociali.

Dopo la recente pandemia gli adolescenti che vivono in Italia si dichiarano soddisfatti della vita in generale – (mediamente 6,5 su una scala da 1 a 10). Guardando alle diverse dimensioni, supera di poco il 6 il benessere economico.

Sotto la sufficienza la salute (5,9), nella cui valutazione ha sicuramente pesato la percezione di insicurezza e fragilità legata alla pandemia. Soddisfazione alta invece per l’ambiente ma anche per i rapporti interpersonali coltivati all’interno della famiglia.

Relazioni in famiglia
L’emergenza ha migliorato le relazioni in famiglia e con i propri conviventi. Per un adolescente su tre le relazioni familiari sono migliorate durante l’isolamento.
Sono aumentate le occasioni per stare insieme e per trascorrere tempo di qualità, scoprendo lati nuovi dei propri familiari. Maggiori momenti di confronto e di condivisione, tra cui la cucina.
Quasi la metà (48%) degli adolescenti suggerisce quindi, per il futuro, al fine di migliorare le relazioni con i conviventi, di coltivare maggiori occasioni di dialogo e rispettare un migliore bilanciamento dei tempi vita/scuola/lavoro.

Per il 16% dei rispondenti, tuttavia, le relazioni domestiche sono peggiorate durante il lockdown. Sempre un 16% esprime il bisogno di un maggiore supporto esterno per alleviare le situazioni di stress.

Relazioni tra pari
Cambiano in meglio le relazioni con gli amici per un terzo degli adolescenti mentre per uno su quattro sono invece peggiorate.
Nei dati si legge la voglia di allontanarsi da uno schermo e di trovare più occasioni per stare insieme (lo sottolinea quasi la metà – il 46%- dei rispondenti) e avere ritmi più lenti.

Rischio violenza
Alta la percezione del rischio di violenza domestica. Il 64% degli adolescenti è d’accordo con la frase “Casa non è per tutti un luogo sicuro”.
La percezione di insicurezza è molto più elevata per le ragazze (73%) che per i ragazzi (53%).
Tra le soluzioni individuate, la formazione in ambito scolastico, chiesta prima di tutto dai ragazzi. Formazione e sportelli di ascolto risultano l’opzione più scelta se paragonati agli help-center on line.

Scuola
Gli adolescenti vorrebbero essere più coinvolti nelle decisioni che riguardano il ritorno a scuola. Quasi la metà dei rispondenti al sondaggio (47%) ha indicato che la scuola ha creato un ambiente positivo durante l’isolamento.
Pur non avendo difficoltà specifiche con la digitalizzazione, 6 adolescenti su 10 trovano che lo strumento online abbia aggiunto stress allo studio, e questo è vero soprattutto per le ragazze.
Per quanto riguarda le prospettive di ripresa del percorso di studi a settembre, ottimismo (41%) e pessimismo (39%) animano equamente le sensazioni degli adolescenti.
Diverse le buone pratiche adottate durante il COVID-19 che ragazze e ragazzi vorrebbero ritrovare a scuola il prossimo anno, prima fra tutte maggiore flessibilità degli orari e la partecipazione nella definizione del calendario con gli insegnanti (58%), seguita da classi di recupero per chi è in difficoltà (37%) e dall’utilizzo di materiale didattico online come integrazione ai testi. . Solo un adolescente su quattro vorrebbe continuare a mantenere alcune sessioni di didattica a distanza.
Per aiutare gli studenti in difficoltà economiche, un adolescente su 3 vorrebbe più borse di studio e l’integrazione del bonus cultura, ad esempio con un’apertura alle attività socio-ricreative (opzione scelta da 3 adolescenti su 10).

Tra le attività extra-curriculari gli adolescenti chiedono campi sportivi e laboratori artistici aperti a tutti: probabilmente, l’effetto della scoperta di nuovi hobby compiuta da circa un quarto dei ragazzi durante il lockdown.

Salute e ambiente
Il 65% degli adolescenti intervistati pensa che un sistema sanitario pubblico, gratuito e accessibile a tutti sia il fattore indispensabile per mantenere un buono stato di salute.
Ma affermano come la prevenzione resti la chiave. 5 su 10 promuovono quindi una corretta alimentazione e stili di vita più sani.
Consapevoli dell’importanza della relazione ambiente-salute (84%), tra i comportamenti appresi che si vorrebbero mantenere, l’87% mette al primo posto la necessità di inquinare meno l’ambiente diminuendo i consumi.
8 adolescenti su 10 pensano che bisognerebbe usare di più la bicicletta e altri mezzi di trasporto poco inquinanti.
Spazio poi all’attivismo in difesa del pianeta. Il digitale ci ha uniti, ma le relazioni del mondo reale valgono di più.

No alle diseguaglianze
Quasi la metà degli adolescenti che ha risposto al sondaggio è d’accordo o molto d’accordo con l’affermazione “Il digitale ci ha uniti durante il lockdown”, ma uno su tre ha dei dubbi in proposito e un rispondente su cinque pensa il contrario, a causa dei problemi legati all’accesso alle tecnologie e alla connessione, che in certe zone hanno acuito le diseguaglianze esistenti.
Il futuro che vogliono gli adolescenti è più rispettoso delle diversità e improntato all’uguaglianza e alla solidarietà.
Forte la spinta all’uguaglianza e alla solidarietà che viene fuori dai risultati: i giovani chiedono maggiore impegno nella lotta alla discriminazione e allo hate-speech, più tempo da dedicare al prossimo, il superamento delle disparità legate a provenienza, disabilità e genere.
«Durante l’intera emergenza gli adolescenti hanno mostrato una grande capacità di resilienza e di attenzione nei confronti dei coetanei più vulnerabili» dichiara Anna Riatti, Responsabile dell’UNICEF per il Programma di risposta in favore dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati.

«Questo manifesto ci ricorda ancora una volta l’importanza dell’ascolto ed è un chiaro segnale dei valori positivi che gli adolescenti possono promuovere e amplificare all’interno delle loro comunità. Non possiamo non coinvolgerli in una sfida che deve porre al centro i loro bisogni e le loro aspirazioni.»

«Il futuro post-COVID è ciò che lasciamo a queste generazioni, un ritorno alla normalità che non necessariamente è quella pre-COVID ma una realtà nuova, in cui essi si riconoscono.»

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