DISUGUAGLIANZE ETNICO-RAZZIALI E ARRESTI PER CANNABIS NEGLI USA

data di pubblicazione:

15 Giugno 2020

La morte di George Floyd e la nascita di un inedito movimento antirazzista negli Usa ha riacceso l’attenzione sulle disuguaglianze collegate all’identità etnico-razziale, ancora molto profonde e radicate nella società nord-americana. Non fa eccezione quanto accade a livello di giustizia e di politiche sulle droghe. Il numero di arresti e di condanne legate al possesso di sostanze illegali, e in particolare di cannabis, è fortemente condizionato dall’identità etnico-razziale. Il rapporto “A Tale of Two Countries: Racially Targeted Arrests in the Era of Marijuana Reform” dell’American Civil Liberties Union (ACLU) offre un’analisi in profondità degli arresti per cannabis. Il livello di dettaglio statistico, grazie alla varietà di fonti e di database utilizzati, è molto alto, offrendo approfondimenti anche a livello di contee, oltre di stati.

Uno dei maggiori paradossi messo in luce dal rapporto riguarda il fatto che, nonostante in 11 stati la cannabis sia legale per tutti gli usi (e per uso terapeutico lo sia in 32), su scala nazionale si registra un arresto per cannabis ogni 48 secondi. Gli arresti per marijuana costituivano nel 2018 “il 43% di tutti gli arresti per droga, più di qualsiasi altra droga”, ma nel 2010 rappresentavano ben il 53,4%. Nove casi di arresto su dieci sono per semplice possesso, ma ciò nonostante l’impatto personale può essere devastante.“I genitori possono perdere i loro figli; i beneficiari di prestazioni pubbliche, disabili o con basso reddito, possono perdere l’assistenza sanitaria; gli immigrati possono affrontare la deportazione; le famiglie possono essere sfrattate dalle case popolari; trovare un lavoro può essere difficile e assolutamente impossibile in alcuni casi.”
Nonostante che la prevalenza d’uso della cannabis sia simile fra comunità nere e bianche, e anzi secondo un’indagine del Samhsa la prevalenza d’uso nel corso della vita sia superiore fra i bianchi che per i neri (50,7% contro 42,4%), un cittadino nero ha ben 3,6 volte più possibilità di un bianco di essere arrestato per possesso di marijuana. Nel 2018, sono stati arrestati per possesso di marijuana 567 neri ogni 100,000 rispetto a 156 bianchi ogni 100,000. Ovviamente la frequenza degli arresti è diminuita negli stati dove è legale (anche se non in tutti), ma permangono le forti differenze etniche evidenziate.
Questa tendenza alla disparità etnico-razziale fra neri e bianchi è rimasta pressoché invariata dal 2010. Secondo il rapporto di ACLU, le discriminazioni colpiscono anche altre minoranze etnico-razziali, come gli indigeni e gli asiatici. In conclusione, i risultati del rapporto evidenziano come il fattore razziale rimanga di primaria importanza per spiegare i comportamenti della polizia e l’applicazione delle politiche penali rispetto ai consumatori di cannabis.

“A causa del razzismo nel nostro sistema di giustizia penale, le comunità di neri, ispanici e sud asiatici affrontano in modo sproporzionato queste ripercussioni dannose” conclude il rapporto di ACLU. “La profilazione etnica da parte delle forze dell’ordine è direttamente responsabile di queste disparità. […] I reati minori – incluso il possesso di marijuana – vengono applicati in modo aggressivo nelle comunità di colore mentre questi stessi reati vengono applicati raramente nelle comunità più ricche, prevalentemente bianche”.
LINK AL RAPPORTO (INGLESE) https://www.aclu.org/report/tale-two-countries-racially-targeted-arrests-era-marijuana-reform

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