I MERCATI DELLE DROGHE DI FRONTE A CAMBIAMENTI EPOCALI?

data di pubblicazione:

13 Gennaio 2020

Mentre esperti e operatori delle dipendenze in Italia continuano a interrogarsi e a dividersi sulle “solite” questioni (nuove dipendenze, riforma delle leggi sulla cannabis, statuto giuridico della cannabis light, organizzazione dei servizi di cura delle dipendenze), Riccardo Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, si domanda se tutto ciò non faccia passare sotto silenzio alcuni cambiamenti epocali. Di fronte ai segnali inequivocabili di nuove strategie dei grandi gruppi del narcotraffico (il passaggio dalle droghe che derivano da una coltivazione agricola, a quelle che vengono prodotte in laboratorio; la diffusione crescente di NPS, nuove sostanze psicoattive) il dibattito italiano sulle droghe resta bloccato su contrapposizioni quasi esclusivamente ideologiche.Il dibattito sulle droghe in Italia, ma in realtà un po’ ovunque, è sì attraversato da opposte opzioni e valutazioni morali e politiche su ciò che è lecito e ciò che è illecito in materia di droghe, ma le politiche di legalizzazione della cannabis fanno emergere sempre più una concezione di droga come “bene di consumo”. Secondo Gatti: “Insomma, in una situazione di instabile immobilità rischiamo, come da tradizione, di non avere strategie condivise di intervento e di aspettare che, eventualmente, arrivino tragiche e pesanti emergenze, per costringere tutti a fare qualcosa in più, o di diverso, di ciò che si sta facendo ora. (…) Ha ragione chi, da un punto di vista conservatore, teme proprio questi concetti e questi argomenti, perché la legalizzazione della cannabis oggi ha anche forti moventi finanziari, economici ed industriali che nulla hanno a che fare con le antiche ragioni libertarie di Pannelliana memoria e che incontrano il consenso di una generazione di giovani adulti che vede la cannabis, non più come un simbolo di controcultura o trasgressione ma, piuttosto, come un possibile bene di consumo, così come è considerato l’alcol. Ed è proprio questo tipo di concettualizzazione delle sostanze come bene di consumo, che unita ad un percorso di possibile legalizzazione totale o parziale della cannabis, rischia di minare alla base e far crollare, una costruzione sul significato di droga e su ciò che è lecito (e ciò che non lo è) che, seppur barcollante e piena di contraddizioni, ha retto per anni”.

Due sono i maggiori cambiamenti globali messi in atto dalle organizzazioni e  dalle reti criminali che gestiscono il traffico di sostanze illegali, a cui occorre prestare particolare attenzione. Il primo elemento riguarda il maggiore peso che, da un punto produttivo e poi di consumo, stanno assumendo le sostanze di sintesi, prodotte in laboratorio, rispetto a quelle vegetali. Le ragioni principali di questo cambiamento sono che le organizzazioni ricavano un maggior margine di profitto e che diminuiscono i rischi legali, creando di continuo sostanze non ancora identificate e quindi da normare. Il secondo elemento di cambiamento, potenzialmente ancora più importante, riguarda la creazione di nuovi mercati attraverso preparati composti da più sostanze attive. All’interno del complesso e variegato mondo delle NPS, vi sono sempre più evidenze che vengono create e diffuse non più nuove singole molecole, ma preparati composti da mix di diverse sostanze psicoattive.

Le conclusioni di Gatti sono piuttosto allarmanti, nella misura in cui avanza l’ipotesi che si potrebbero costituire nuovi mercati di “policonsumi guidati”. “Il prossimo gradino, come per i farmaci, potrebbe riguardare nuove sostanze psicoattive innovative, capaci di agire contemporaneamente su più di un bersaglio. Praticamente ci troviamo di fronte, attraverso le possibilità offerte dalle sostanze di sintesi, alla reale potenzialità di generare “policonsumi guidati” che, come per i piatti dei cuochi stellati, finiscono per concentrare l’interesse, non sul singolo ingrediente o su come è cucinato, ma sull’esperienza complessiva che si ricava da un prodotto complesso. Questo potrebbe trasformare gradualmente le vecchie droghe in un prodotto di nicchia, un po’ come il vinile per chi ascolta la musica.  Se così fosse, non solo la legalizzazione della cannabis, ma anche di altre singole sostanze, potrebbe essere meno interessante per i consumatori; la possibilità di costituire mercati regolati e controllati lecitamente diventerebbe molto complicata, così come, di converso, anche la repressione dei traffici illeciti, rispetto a produzioni fattibili ovunque ed ai moderni mezzi di delivery; gli eventuali percorsi di cura, in caso di dipendenza, potrebbero diventare ancor più difficili di quanto lo siano oggi”.

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