AGCOM E LO STOP ALLA PUBBLICITA' DEL GIOCO D'AZZARDO

data di pubblicazione:

21 Settembre 2019

Con una lettera pubblicata su Avvenire, Renato Balduzzi, ordinario nell’Università Cattolica di Milano e già ministro della Salute, e Maurizio Fiasco, sociologo, rilevano alcune criticità su ruoli e obiettivi dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), rispetto alla nuova normativa sul gioco d’azzardo. La legge che ha stabilito il divieto generalizzato di pubblicità per il gioco d’azzardo, infatti, affida ad AGCOM la competenza  per le sanzioni per violazione del divieto di pubblicità, in sostituzione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Tuttavia, AGCOM nell’elaborazione delle linee-guida propone una distinzione tra ‘pubblicità dei giochi’, vietata, e ‘informazione sui giochi’, ammessa, che a Fiasco e Balduzzi appare piuttosto ambigua: “Una linea di demarcazione che non trova agganci espliciti nella normativa vigente. A tutto voler concedere, la distinzione potrebbe essere accolta soltanto ove si restringa rigidamente la nozione e l’ambito dell’’informare’ sul gioco. Non vi è infatti alcuna equazione tra azzardo ‘lecito’ (confinato dalla legge) e azzardo ‘responsabile’ (al riparo da conseguenze sociali e sanitarie). In parole povere, i giochi d’azzardo in concessione provocano patologie cliniche analoghe a quelle arrecate dai giochi d’azzardo fuori dalle regole. Ovvio, del resto, che i confini tra ‘induzione’ all’azzardo e ‘informazione’ sull’azzardo possano essere abilmente valicati“.

Ad AGCOM viene inoltre richiesto, da Balduzzi e Fiasco, di spiegare perché in un recente documento l’agenzia scriva che “il divieto generalizzato di pubblicità e le sue conseguenze sanzionatorie appaiono «irrazionali e non proporzionati»”. (…) il senso complessivo del documento è chiaro, e confermato dall’invito finale a una riforma complessiva dell’intera materia in grado di contrastare, sì, l’azzardopatia, ma «nel rispetto della iniziativa economica privata in particolare laddove la stessa sia assentita e concessa dallo Stato». Ed è proprio questo il punto cruciale. Garantire l’iniziativa economica privata e tutelare la concorrenza non confliggono affatto con la potestà degli Stati membri dell’Unione Europea di contrastare i danni alla persona, all’economia e alla società che sono provocati dal gioco d’azzardo, lecito e no.

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