MONDO VIRTUALE E INQUINAMENTO

data di pubblicazione:

17 Settembre 2019

Il mondo virtuale genera inquinamento tutt’altro che virtuale. A denunciarlo il rapporto del think tank The Shift Project pubblicato a luglio 2019, “L’uso insostenibile di video online“. “Siamo di fronte a una costruzione mitologica del digitale. Il digitale è irrilevante, non lo vediamo, fluttua intorno a noi”, afferma Maxime Efoui-Hess, leader del progetto all’interno di questo think tank.
Lo studio parte da questa osservazione: “Il mondo digitale oggi emette il 4% dei gas serra del mondo, più del trasporto aereo civile. Questa quota potrebbe raddoppiare entro il 2025 all’8% del totale, la quota attuale delle emissioni delle automobili.”

Video online all’origine di oltre 300 milioni di tonnellate di CO2
Secondo uno studio di Cisco, una società specializzata in hardware di rete, l’80% dei flussi di dati nel 2018 sono video. Il restante 20% è il traffico generato da siti Web, e-mail, messaggistica istantanea, memorizzazione di foto e altri dati. Tra quest 80%, Cisco esclude lo streaming TV e i video in diretta come Skype, ad esempio. Il video online rappresenta il 60% del traffico, ovvero 1,05 trilioni di miliardi di byte.
Lo studio Shift ha fatto i conti e osserva che nel 2018 la visualizzazione di video online ha generato 306 milioni di tonnellate di CO2, ovvero “l’1% delle emissioni globali di gas a effetto serra” o l’equivalente di “Emissioni di gas serra della Spagna nel 2010” [circa 311 milioni di tonnellate di CO2, ndr].
Il rapporto divide questi flussi video online in quattro categorie di utilizzo: VOD – ovvero video ospitati su piattaforme di streaming come Netflix o Amazon Prime – (34%), contenuti pornografici (27%), contenuti “Tubes” (21%) su YouTube o Dailymotion per esempio e il resto, vale a dire i video che si possono trovare tra gli altri sui social network (21%). Includendo tra il 20 e il 30% dei flussi video online globali, ciascuna di queste categorie ha quindi una quota significativa nel calcolo delle emissioni di gas serra.

Verso un’esplosione del traffico dati
Il rapporto di The Shift Project, che sostiene la sobrietà digitale, ovvero “dare priorità all’assegnazione delle risorse in base all’utilizzo” per “rispettare i confini planetari, preservando i contributi sociali delle tecnologie digitali”, misura il traffico di dati generato dal video. In effetti, dieci ore di film ad alta definizione corrispondono a un “volume di dati maggiore di quello necessario per contenere tutti gli articoli in inglese dell’enciclopedia online di Wikipedia”. E’ tutto dire.
Con la crescita del numero di utenti di Internet e l’aumento del numero di dispositivi connessi per persona, il traffico di dati aumenterà. Una proiezione di Cisco stima che sarà di circa 400 exabyte (unità di dimensione della memoria) al mese nel 2022 contro 150 nel 2018. Anche i video online non hanno problemi. Cisco prevede che rappresenteranno l’82% del traffico dati totale del mondo nel 2022. Nel suo rapporto “For Digital Stimulity” nel marzo 2018, The Shift Project conferma questa proiezione in vista di una “quota crescente di immagini in qualità HD e Ultra HD” e “offshoring degli usi verso il consumo on demand”.

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