SEMPRE PIU' SOLI ANCHE IN COMPAGNIA: IL TEMPO PASSATO SUGLI SMARTPHONE

data di pubblicazione:

23 Luglio 2018

Aumentano le ore passate a guardare lo schermo, per adulti e ragazzi. Con effetti collaterali per il fisico e la testa. Gli esperti non hanno dubbi: è bene rendersi conto dei riflessi che l’uso smodato dei telefonini ha nel sociale.
Una recente ricerca sostiene che il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa dalle nuove tecnologie tanto da arrivare a controllare in media lo smartphone 75 volte al giorno. Addirittura il 7% lo fa fino a 110 volte al giorno.

CATTIVE ABITUDINI
Un’abitudine diffusa che ormai vediamo verificarsi sui mezzi pubblici e perfino al ristorante. Dove prima si sfogliava un giornale, ora si ”scrolla” velocemente per dare un’occhiata e magari commentare al volo su Facebook. Dove si mangiava in compagnia, ora ci si distrae tra un piatto e l’altro con un messaggio di WhatsApp, spesso a scapito della conversazione. Lo facciamo tutti, grandi e piccoli. Anche in casa, indiscriminatamente. A raccontarne i disagi fisici e psicologici sulla popolazione americana è un articolo del New York Times.

LE BUONE REGOLE SI INSEGNANO
Un altro studio concentrato sugli effetti collaterali di questa pratica dice per esempio che il 27% dei bambini rimprovera i genitori stessi perché sempre chini sullo smartphone. “La prima regola che dovrebbero darsi i genitori è di spegnere il telefono quando parlano con i loro figli. I figli a loro volta assumeranno lo stesso comportamento evitando così un abuso ed eventuali problemi fisici”.

Per Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta che si occupa di dipendenze patologiche e guida il Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web del Gemelli di Roma, è “una questione più evolutiva che patologica. Il mondo si è evoluto con la tecnologia: i nostri figli nascono con i telefonini e noi non possiamo rapportarci a loro privandoli di questi. Dobbiamo avere un nuovo modo di pensare senza stigmatizzare l’uso dei cellulari, senza sottrarli ai nostri figli come forma di punizione ma imparando – tramite i dialogo – a fargli capire come ci si può rapportare con i cellulari. Considerando che spesso sono i genitori a utilizzarli senza sosta, gli adulti dovrebbero darsi delle regole. Siamo troppo sedotti dalle tecnologie”.

IPERCONNESSI E SEMPRE PIU’ ISOLATI
“Ma spesso il problema nasce all’inizio, quando siamo noi a dare valore al telefonino che gli mettiamo in mano. Il successivo abuso del telefono il più delle volte è legato all’assenza dei genitori che, in certi casi, porta a forme patologiche. La più complessa è quella del ritiro sociale, come gli hikikomori. La seconda, più comune, è l’iperconnessione, che fa parte della nostra evoluzione. Con i ragazzi dovremmo imparare a dare regole solo per innescare trattative e senza mai privarli dei cellulari o pc. Solo così capiranno come usarli”.

L’USO COSTANTE DEI SOCIAL
Lo psichiatra sostiene quello che bisognerebbe capire è che a volte l’eccessivo uso comunicativo solo attraverso la tecnologia “porta gli adulti a sensi di colpa, magari per non aver avuto comunicazione con i figli. Di conseguenza fanno più controlli sui figli e così aumentano i rischi di allontanamento o isolamento”. L’uso costante dei social e dei telefoni porta poi i ragazzi “a una differente empatia: attivano le emozioni solo quando vogliono loro e disinvestono dal proprio corpo. Questi fenomeni, col passare degli anni e la crescita del digitale, saranno sempre più frequenti”. La chiave più immediata per uscire da questa doppia spirale da danni mentali e fisici è, per Tonioni, una sola: “Spegnere i telefonini e insegnare i figli a farlo tramite trattative. Basta far capire loro che con il telefono spento si può comunque vivere”.

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