EPATITI E HIV NELLA POPOLAZIONE MIGRANTE

data di pubblicazione:

19 Giugno 2018

Epatiti e Hiv nella popolazione migrante. “Visitate oltre 2.600 persone. L’obiettivo è eradicare epatite C tra i migranti”. Intervista a Prestileo (Arnas Civico Palermo).
A Palermo, un team dedicato grazie alla sinergia tra Arnas Civico, Policlinico e Asp 6. Obiettivo del progetto è la presa in carico dei migranti, attraverso lo screening, la cura ed il follow-up.

“La nostra esperienza mette in evidenza la possibilità, attraverso specifiche metodologie, di garantire alla popolazione migrante un’effettiva fruizione dei servizi sanitari e, dunque, la tutela del diritto alla salute del singolo migrante e, di conseguenza, dell’intera collettività”.
L’obiettivo di rispondere ai bisogni di salute della popolazione migrante africana che giunge in Sicilia, con particolare riferimento alla presa in carico, allo screening e al percorso di cura per le più frequenti patologie infettive, come l’infezione da HIV e da virus dell’epatite B (HBV) e C (HCV), è al centro di un progetto di diagnosi e cura avviato tre anni fa, in linea con l’attenzione sollecitata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) verso i migranti in quanto popolazione vulnerabile.

Si tratta di una sinergia metodologica e assistenziale tra l’Azienda di Rilievo Nazionale ed Alta Specialità (ARNAS) di Palermo, grazie all’UOC di Malattie Infettive e Medicina per le popolazioni migranti e vulnerabili; la Sezione di Gastroenterologia e Epatologia del Policlinico Universitario e l’ASP 6 di Palermo. I referenti ed ideatori del progetto, Tullio Prestileo, Ornella Dino, Antonio Craxì e Vito Di Marco, puntano a verificare il peso di queste patologie tra la popolazione migrante presente nel territorio di Palermo, Trapani ed Agrigento e offrire un’assistenza qualificata al pari della popolazione locale, in ossequio al dettato Costituzionale. Un progetto reso possibile grazie ad un team di medici dedicati ed alla collaborazione di alcune organizzazioni no profit e dei Centri di accoglienza.

Il progetto
La presa in carico dei migranti, attraverso lo screening, la cura ed il follow-up. Nel 2015, afferma il dr Prestileo, all’Ospedale Civico di Palermo, abbiamo messo a punto una metodologia disegnata sul bisogno di salute del migrante avvalendoci del supporto dei mediatori culturali, figure indispensabili nell’approccio alla persona straniera. La nostra esperienza mette in evidenza la possibilità, attraverso specifiche metodologie, di garantire alla popolazione migrante un’effettiva fruizione dei servizi sanitari e, dunque, la tutela del diritto alla salute del singolo migrante e, di conseguenza, dell’intera collettività.

Come funziona il meccanismo
Il nostro team opera in stretta connessione, con l’ASP 6 di Palermo, i centri di accoglienza presenti sul territorio e con alcune organizzazioni no profit (ONG). Dopo circa 4-6 settimane dal loro arrivo presso i centri, i migranti vengono sottoposti a screening per l’infezione da HIV, HBV (Epatite B) e HCV (Epatite C). La presa in carico di ogni singolo paziente è sempre supportata dalla presenza di un mediatore culturale. Nei soggetti in cui è stata riscontrata una patologia infettiva viene offerto un programma di cura e assistenza, ancora una volta attraverso l’intervento di mediazione trans-culturale, indispensabile per fornire tutte le informazioni necessarie e condividere la strategia terapeutica.

I migranti coinvolti
Nell’ultimo triennio sono stati osservati, complessivamente, 2.639 migranti: 618 nel 2015; 945 nel 2016; 1.077 nel 2017. Migranti di sesso femminile nel 28% dei casi e di sesso maschile nel rimanente 72%. I soggetti erano maggiorenni nel 62% (età media anni 24). Per contro, i Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) hanno rappresentato il 38% della popolazione osservata. I migranti provenivano per il 74% dei casi da 7 Paesi: Gambia, Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, Senegal e Mali. La quasi totalità ha trascorso un variabile periodo di permanenza in Libia.

I risultati diagnostici ottenuti sul fronte dell’infezione HIV
L’infezione da HIV è stata diagnosticata, complessivamente, in 57 casi: 6 (0.97%) nel 2015; 9 (0.95%); nel 2016; 42 (3.9%) nel 2017. Tutti i pazienti hanno seguito l’iter diagnostico in accordo alle linee guida nazionali per la diagnosi di questa infezione ed effettuato la terapia antiretrovirale. In questa popolazione il 60% dei pazienti trattati ha ottenuto un pieno successo della terapia rispettando con regolarità le prescrizioni indicate.

Infezione da HBV (Epatite B)
I dati del nostro studio evidenziano che l’infezione da virus dell’epatite B è stata diagnosticata, complessivamente, in 257 casi: 44 (7,1%) nel 2015; 84 (8,9%) nel 2016 e 129 (11,9%) nel 2017. La terapia antivirale è stata offerta in accordo con le più recenti linee guida europee (EASL) e nazionali (AISF). Anche in questo tipo di pazienti è stata ottenuta una soddisfacente risposta alle cure; infatti il 65% di questa popolazione ha ottenuto un pieno successo terapeutico. Bisogna infine considerare che circa 1/5 di questa popolazione presentava una contemporanea infezione con il virus HIV.

Infezione da HCV (Epatite C)
E’ stata diagnosticata, complessivamente, in 24 casi (1,37%): 10 sono stati trattati secondo i criteri nazionali (AIFA) vigenti al momento della diagnosi; tutti hanno completato la terapia ed hanno risposto con successo al trattamento. Cinque soggetti avevano eliminato il virus spontaneamente, 6 sono in attesa di iniziare la terapia, 3 infine sono si sono allontanati impedendoci di definire il quadro clinico.

La rete HCV Sicilia, coordinata dal dr. Fabio Cartabellotta dell’ospedale “Buccheri La Ferla”, ha permesso in oltre il 93 per cento dei pazienti trattati di eradicare tale virus. Qual è il punto di contatto tra essa e il progetto specifico per la popolazione migrante?
La rete HCV Sicilia, che vede 41 Centri distribuiti in tutto il territorio regionale, è certamente un’indispensabile piattaforma che ci permette di valutare i risultati del nostro lavoro, sia nella popolazione locale che nei migranti. Questo strumento, esempio di buona pratica clinica che si sta esportando in Italia ed in alcuni paesi europei, consente di tenere sempre sotto controllo la situazione clinica del singolo paziente e l’andamento epidemiologico e demografico dell’infezione in tutto il territorio regionale. Insomma, uno strumento utile per il Paziente, per l’operatore sanitario e per la politica sanitaria siciliana.

Prossimi obiettivi
Eradicare il virus da Epatite C nei migranti al pari di quanto già la Rete HCV Sicilia ha consentito di fare per la popolazione siciliana. Su questo non semplice obiettivo presenteremo un progetto il prossimo 25 giugno a Palermo, presso “Sala delle Lapidi” del Comune di Palermo. Si tratta di un modello integrato che prevede il coinvolgimento delle Istituzioni socio-sanitarie del territorio, le associazioni, le comunità straniere presenti a Palermo e, naturalmente, i centri di accoglienza. Lo scopo è quello di migliorare la fruizione delle strutture sanitarie per questa popolazione, potenziare la nostra capacità di presa in carico e assistenza ai migranti e assicurare loro quanto sancito dalla nostra Costituzione che, all’articolo 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

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