AZZARDO PREDATORIO: UNA MUTAZIONE QUALITATIVA DEL GIOCO D'AZZARDO

data di pubblicazione:

21 Dicembre 2017

SLOT1Marco Dotti pubblica sul settimanale Vita una ricca riflessione sul mutamento non solo quantitativo, ma qualititativo delle forme di gioco d’azzardo provocato dall’introduzione delle nuove tecnologie che, a partire dagli anni ’80, ha determinato rilevanti cambiamenti. In particolare, alcune ricerche citate da Dotti sottolineano che l’azzardo si è ingegnerizzato e, di conseguenza, la dipendenza stessa si è “ingegnerizzata”, coincidendo con la completa fidelizzazione del cliente-giocatore.Questa mutazione si è accompagnata a processi sociali dominati dalla solitudine e dall’iperconsumismo. “Da qui, la prevalenza crescente accordata dai “consumatori” all’azzardo praticato tramite macchine, per mezzo di schermi, e senza interazione strategica con altri giocatori. Quell’azzardo che già negli anni Sessanta il sociologo Erwing Goffman qualificava come «piccoli spasmi del sé che avvengono alla fine del mondo» oggi su è “ingegnerizzato”, costringendo quegli spasmi in bolle di solitudine (loneliness), tanto più produttive per il business, quanto più devastanti per il legame sociale (…) Il giocatore attribuisce agency, ossia capacità cognitiva e deliberativa alla macchina, non a sé. Come un tempo si riteneva che gli automi meccanici fossero animati da forze oscure, la macchina a giocatori e programmatori – osserva Schull – “sembra viva”. L’incanto nasce dal livello di imprevedibilità e vitalità che la macchina comunica all’uomo. Singolare inversione, perché proprio là dove prevale quella del machine gambling, l’agenticità – ossia la libertà – dell’homo addictus è ridotta al suo grado zero. Per questo, dalle centinaia di interviste che abbiamo raccolto in questi anni fra i giocatori, emerge il fatto che «non vincere, ma continuare a giocare» è per loro lo “scopo” del gioco. Il deserto che divora spazio, consuma tempo. L’era del machine gambling ci consegna cosi schiere di giocatori curvi, solitari, silenziosi, immersi in una zona definita e protetta dalla macchina. Homo incurvatus in se ipso, il “nuovo giocatore” disegna strutturalmente attorno a sé uno spazio anaffettivo di solitudini”.

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