IL NUOVO LIBRO DI GRATTERI SUL NARCOTRAFFICO

data di pubblicazione:

8 Novembre 2017

libro gratteri coverUn’intervista a Nicola Gratteri e Antonio Nicaso sul loro libro a breve in uscita, intitolato “Fiumi d’oro” consente la lettura di alcune importanti anticipazioni sul contenuto del libro. Il focus del lavoro è sulle strategie della ‘ndrangheta nella gestione del traffico internazionale di stupefacenti e in particolare di cocaina. Molto importante il passaggio dell’intervista in cui i due autori ricostruiscono il business attorno ai precurosori chimici indispensabili per la trasformazione degli stupefacenti, reso possibile dalle connessioni fra industria farmaceutica e organizzazioni criminali: “Nicaso e Gratteri quando erano alle prese con la scrittura di “Oro bianco” si imbatterono nel «fenomeno dei precursori chimici», indispensabili per raffinare la cocaina. Ovviamente sono importanti anche per la normale attività dell’industria farmaceutica, tuttavia restava un problema enorme da chiarire: l’industria farmaceutica del Sud America aveva bisogno di un approvvigionamento annuo di un milione e mezzo di tonnellate ma ne importava, dai tre colossi che li producono, ben 21 milioni di tonnellate. Tutte con transazioni pagate in anticipo e con relazioni bancarie estero su estero. Chiaro a tutti che la differenza, ben 20 milioni di tonnellate, finiva nelle foreste amazzoniche per alimentare i laboratori della cocaina. «Cifre spaventose. Questi precursori – sottolinea Gratteri – vengono prodotti da tre sole multinazionali. Perché non vengono bloccati? Sarebbe un modo per arginare e abbattere il traffico di stupefacenti già alla produzione. Ebbene, quando queste domande le abbiamo poste in Sud America ci è stato risposto che le industrie chimiche sovvenzionano le campagne elettorali dei presidenti della Repubblica sudamericani». Successivamente, il rapporto con le multinazionali è stato ulteriormente blindato attraverso il mercato borsistico con l’acquisto di ingenti pacchetti azionari, grazie ai quali uomini di sicura affidabilità per i narcotrafficanti siedono nei consigli di amministrazione delle industrie farmaceutiche più blasonate”.

Il passaggio più perturbante dell’intervista è relativo all’influenza crescente della ‘ndrangheta rispetto all’economia legale: “Se io immetto miliardi di euro sul mercato legale è ovvio che altero le regole del libero mercato e allo stesso modo posso drogare le regole di una libera democrazia fino a farla saltare. Io posso comprare alberghi, ristoranti e pizzerie ma se compro pezzi di giornali e televisioni acquisisco potere perché posso cambiare il pensiero della gente».
‘Ndrangheta ricca, “fiumi d’oro” ma economia povera in Calabria come nei paesi produttori della coca. Anche questo è frutto di una scelta di governo dei territori da parte delle cosche: «I flussi finanziari della droga per certi Stati possono essere un grande indotto per l’economia legale. Però bisogna anche tenere conto di un altro aspetto. In Sud America viene reinvestito solo il 9% del denaro ottenuto con la vendita della cocaina. Il resto del guadagno viene speso dai cartelli colombiani in Europa alla stessa maniera delle nostre mafie, che investono e comprano in Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo, e Germania».
Tutta farina del sacco dei narcotrafficanti? «Non sarebbero così imbattibili – ammonisce Gratteri – senza i solidi rapporti con altri poteri esterni. Con la politica sicuramente molto forti, fortissimi con la massoneria deviata. Paradossalmente resiste ancora il sistema delle grandi banche. Posso dire che le incursioni della ‘ndrangheta nelle banche sono possibili soprattutto in quelle piccole a carattere locale. Sono più vulnerabili e avvicinabili in operazioni di riciclaggio perché i consigli di amministrazione sono costituiti soprattutto da gente del territorio. Le grandi banche internazionali e nazionali, invece, non rischiano grandi riciclaggi».
Con una sola eccezione che oggi la “Brexit” rende ancora più allarmante: «Posso confermare che la City londinese è la capitale del grande riciclaggio, perché il sistema normativo inglese è molto permeabile. Il Regno Unito è diventato una sorta di porto sicuro per gli investimenti dei capitali mafiosi e, altresì, un luogo dove trovare efficienti servizi per la realizzazione di complesse strutture societarie create al solo scopo di favorire il riciclaggio dei soldi sporchi. Ci sono soggetti e società di servizi che si adoperano al fine di costituire società schermo che vengono vendute “chiavi in mano”. Forniscono atti costitutivi, edifici, i soci e gli amministratori di facciata attraverso i quali agevolare la commissione di reati di natura finanziaria, fiscale e societaria. E le mafie sfruttano tutto questo».

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