AUMENTO DELLE DOPPIE DIAGNOSI NEI GIOVANI ITALIANI

data di pubblicazione:

30 Ottobre 2017

invecchiamentoSi confermano i motivi di preoccupazione per le problematiche di tipo psichiatrico legate all’uso di sostanze psicoattive. A causa dell’aumento dei consumi di nuove droghe psicoattive e dell’aumento di principio attivo nelle sostanze “tradizionali” come la cannabis, si è registrato un significativo incremento, pari al 2% negli ultimi 4 anni, di diagnosi di disturbi mentali associati a disturbi da uso di sostanze (‘doppia diagnosi’). E’ il principale dato emerso dall’analisi delle dimissioni ospedaliere dai dipartimenti di salute mentale: si tratta, in numeri assoluti, di circa 40.000 casi a partire dal 2012, con un aumento dei tassi di incidenza nella fascia di età più giovane, 15-24 anni, che si è portata allo stesso livello degli adulti di 25-44 anni. “Dai dati è emerso che l’allarme è anche maggiore per i ricoveri di urgenza, con diagnosi principale o secondaria relativi a problemi di uso di droghe, con sempre la fascia d’età 15-24 anni che cresce più velocemente delle altre, in alcuni casi superando quella ‘dei grandi’. Più in generale il numero complessivo di accessi al Pronto Soccorso per motivi psichiatrici nel nostro ammonta a 585.087 casi, circa il 2% del numero totale di accessi al PS a livello nazionale. In questo ambito il 6,8 per cento (39.785 accessi) presenta diagnosi di alcolismo e tossicomanie.
Questi dati trovano conferma anche ‘in piccolo’: uno studio sui 273 clienti di età compresa tra i 18 e i 30 anni, di cinque club romani getta benzina sul fuoco, dal momento che il 78% riportava pregresso utilizzo delle cosiddette “nuove sostanze psicoattive” (NPS), mentre l’89% riportava utilizzo corrente di cocaina” (…) “I dati derivanti da studi effettuati sulle persone affette da uso di sostanze assistiti presso i Servizi per le Dipendenze (SerD) o le comunità terapeutiche, indicano dati ancora più inquietanti – aggiunge Carpiniello – evidenziando tassi di comorbidità con disturbi mentali oscillanti fra il 30 e il 60 per cento dei casi, costituiti soprattutto da disturbi di personalità e/o disturbi psicotici e dell’umore. La evidente frequenza con cui disturbi mentali e da uso di sostanze sono associati indica con molta chiarezza una loro interdipendenza; infatti, essere affetti da un disturbo mentale aumenta significativamente il rischio di sviluppare un uso patologico di sostanze e, viceversa, l’uso di sostanze è effettivamente un importante fattore di rischio di sviluppo di una patologia mentale”.

Le conseguenze di tale comorbilità sono gravi, talora drammatiche. Aggiunge Mencacci: “Peggior decorso e minore risposta ai trattamenti sia del disturbo psichico che dell’uso di sostanze, maggiore rischio di suicidio e di comportamenti violenti, incrementato rischio di patologie fisiche, di complicanze legali, e di deriva sociale (disoccupazione, divorzi e separazioni, stigmatizzazione ed emarginazione).

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